Sei voci decidono quanto ti costa il conto corrente

Sportello automatico bancario incassato nel muro con tastierino e schermo acceso

Due persone con lo stesso conto, nella stessa banca, alle stesse condizioni, pagano cifre che possono differire di tre volte. Non perché una abbia negoziato meglio, ma perché una fa trenta bonifici allo sportello e l’altra dodici dall’applicazione, e il listino tratta le due cose in modo completamente diverso.

Il canone è la parte del prezzo che tutti guardano, ed è anche quella che le banche usano per farsi confrontare. È però solo una delle sei voci che compongono il totale, e nei profili di utilizzo più comuni non è nemmeno la più pesante. La differenza tra due conti si decide quasi sempre altrove.

Il calcolo che segue si fa una volta, richiede dieci minuti e produce un numero: quanto costa quel conto a chi lo usa in quel modo. È l’unica grandezza che permette un confronto sensato, perché tutte le altre dipendono da come si comporta chi legge.

Il conto in breve

  • Materiale: il riepilogo annuale delle spese e i movimenti degli ultimi dodici mesi.
  • Tempo: dieci minuti per il proprio conto, cinque per ogni alternativa.
  • Il numero che serve: il costo annuo calcolato sul proprio profilo, non quello dichiarato in offerta.
  • Da non dimenticare: l’imposta di bollo, che non dipende dalla banca e va tenuta fuori dal confronto.

Il canone è la voce più visibile e quasi mai la più pesante

Il canone ha due caratteristiche che lo rendono il protagonista di ogni pubblicità: è un numero solo ed è uguale per tutti. Chi lo azzera può scriverlo in grande, e chi legge percepisce di aver trovato un conto gratuito. Nella maggior parte dei casi non è vero, perché il costo si è semplicemente spostato sulle operazioni.

I conti a canone zero hanno quasi sempre condizioni sottostanti: un numero limitato di operazioni incluse, tariffe per i bonifici oltre una soglia, spese per i prelievi effettuati altrove, un costo per la carta di debito. Chi fa poche operazioni ci guadagna davvero, chi ne fa molte paga di più che con un canone pieno e una franchigia ampia.

Non esiste quindi un conto economico in assoluto: esiste un conto economico per un determinato modo di usarlo. È il motivo per cui il confronto va fatto sul proprio profilo e non sulle classifiche generiche, che assumono comportamenti medi appartenenti a nessuno in particolare.

Le sei voci che compongono il totale

Qualunque listino, per quanto lungo, si riduce a sei famiglie di costo. Tutto il resto sono voci eventuali che compaiono solo in circostanze particolari.

  • Canone: la quota fissa periodica, spesso azzerabile al ricorrere di condizioni come l’accredito dello stipendio o una soglia di giacenza.
  • Imposta di bollo: dovuta per legge, non alla banca, e non negoziabile.
  • Operazioni oltre la franchigia: ogni scrittura contabile oltre il numero incluso, con una tariffa unitaria.
  • Prelievi: gratuiti sugli sportelli automatici del proprio istituto, tariffati su quelli altrui, con importi che variano parecchio.
  • Bonifici: il divario tra canale digitale e sportello è la voce che da sola separa due profili molto più del canone.
  • Carte: quota annuale della carta di debito e di quella di credito, talvolta incluse nel canone e talvolta no.

Le sei voci vanno calcolate tutte, anche quelle che ci si aspetta a zero, perché è proprio lì che si nascondono le sorprese: una carta di debito con quota annuale su un conto a canone zero è un caso frequente e passa inosservato.

L’imposta di bollo non la decide la banca

È la voce che genera più equivoci nei confronti tra offerte. L’imposta di bollo sui rapporti di conto corrente è stabilita dalla normativa: per le persone fisiche è un importo annuo fisso, da anni pari a 34,20 euro, ed è dovuta soltanto se la giacenza media annua supera i cinquemila euro. La banca la addebita e la versa, non la applica di propria iniziativa.

La soglia si valuta considerando la giacenza media del periodo, e in caso di più rapporti presso lo stesso intermediario il calcolo tiene conto dell’insieme. L’addebito avviene di norma in quote proporzionali alla periodicità del rendiconto, il che spiega perché in molti estratti compaia in porzioni trimestrali invece che in un’unica riga annuale. La disciplina di riferimento e la modulistica sono consultabili presso l’Agenzia delle Entrate.

Sul piano operativo la conseguenza è semplice: l’imposta va tolta dal confronto tra due offerte, perché è identica in entrambe. Va invece tenuta nel calcolo del costo totale del proprio conto, altrimenti il numero che si ottiene non corrisponde a quello che esce davvero dal saldo.

Prima il profilo di utilizzo, poi il listino

Mano che tiene uno smartphone con l'applicazione di pagamento aperta sullo schermo
SANGTUN GPAILAMS / BY-SA 4.0

Il profilo si ricava dai movimenti degli ultimi dodici mesi e richiede la conta di cinque grandezze. Quante operazioni sono state registrate in totale. Quanti prelievi si sono fatti, distinguendo quelli sugli sportelli del proprio istituto da quelli altrove. Quanti bonifici, distinguendo il canale digitale dallo sportello. Quante carte sono attive. Qual è stata la giacenza media dell’anno.

Le prime quattro si contano dall’elenco dei movimenti in una decina di minuti. La giacenza media, che serve solo per l’imposta di bollo, compare in genere nella documentazione annuale che la banca invia, e in assenza si approssima con la media dei saldi di fine mese.

Contare invece di ricordare è il punto in cui il metodo produce il suo valore. Quasi tutti sottostimano il numero di operazioni e sovrastimano la quota fatta da canale digitale, e la differenza tra il profilo percepito e quello reale è esattamente la ragione per cui il costo annuo risulta più alto delle attese.

I due documenti che rendono confrontabili due offerte

Non serve leggere il contratto per intero, perché esistono due documenti standardizzati costruiti apposta per il confronto. Il primo è il documento informativo sulle spese, che ogni intermediario deve mettere a disposizione prima della sottoscrizione: elenca i servizi più rappresentativi con una terminologia uniforme, uguale per tutti gli operatori.

Il secondo è il riepilogo delle spese, che la banca invia una volta all’anno a chi ha già il conto: riporta quanto è stato effettivamente addebitato nell’anno, voce per voce. È il documento più utile in assoluto, perché contiene già il numero che altrimenti bisognerebbe ricostruire a mano, ed è quello che più spesso viene archiviato senza essere aperto.

Nel documento informativo compare inoltre un indicatore sintetico dei costi complessivi, calcolato su profili di operatività standard definiti dall’autorità di vigilanza. Serve a confrontare offerte diverse su una base comune, a condizione di scegliere il profilo più vicino al proprio. Le regole di trasparenza che disciplinano questi documenti sono pubblicate dalla Banca d’Italia.

Come si confrontano i costi del conto corrente in dieci minuti

La procedura per calcolare i costi del conto corrente sul proprio profilo è la stessa per qualunque offerta e va rifatta identica su ciascuna, altrimenti il confronto non regge.

  1. Recupera il riepilogo annuale delle spese del conto attuale e prendi nota del totale addebitato.
  2. Conta dai movimenti le cinque grandezze del profilo: operazioni, prelievi per tipo, bonifici per canale, carte attive, giacenza media.
  3. Apri il documento informativo dell’offerta alternativa e individua le sei voci, ignorando tutto il resto.
  4. Calcola il canone annuo, verificando se le condizioni di azzeramento sono soddisfatte dal tuo caso.
  5. Moltiplica le operazioni eccedenti la franchigia per la tariffa unitaria, e fai lo stesso con prelievi e bonifici, canale per canale.
  6. Aggiungi le quote annuali delle carte che ti servono davvero, non di quelle incluse in un pacchetto.
  7. Somma le cinque voci e aggiungi l’imposta di bollo solo se la giacenza media supera la soglia.
  8. Confronta il totale con quello del riepilogo attuale. La differenza è il risparmio annuo, prima di ogni altra considerazione.

Se il totale calcolato sull’offerta nuova è più basso di meno di venti o trenta euro all’anno, il trasferimento raramente vale il lavoro che comporta: la differenza si esaurisce al primo servizio in più di cui si ha bisogno.

Tre profili, lo stesso listino, tre totali diversi

La tabella applica un listino ipotetico a tre modi diversi di usare il conto. Le tariffe sono scelte per rendere leggibile il calcolo e non rappresentano una rilevazione di mercato: quello che conta è la distanza tra le colonne, non i valori assoluti.

Voce annua Uso essenziale Uso medio Uso allo sportello
Canone 42,00 42,00 42,00
Operazioni oltre la franchigia 0,00 18,00 33,00
Prelievi presso altri istituti 0,00 16,00 24,00
Bonifici 12,00 30,00 96,00
Carte 12,00 36,00 12,00
Imposta di bollo 0,00 34,20 34,20
Totale annuo 66,00 176,20 241,20

Il canone, identico nelle tre colonne, spiega meno di un quarto della differenza tra la prima e la terza. A separarle sono i bonifici allo sportello e le operazioni eccedenti, cioè due voci che nessuna pubblicità mette in evidenza e che dipendono interamente da abitudini modificabili.

La colonna centrale contiene anche il dato più utile per chi sta scegliendo: spostare i bonifici sul canale digitale, quando è possibile, incide più di qualsiasi negoziazione sul canone.

Le condizioni agevolate hanno una data di scadenza

Molte offerte azzerano il canone per un periodo iniziale, oppure lo subordinano a una condizione: l’accredito di uno stipendio, una soglia di giacenza, un numero minimo di operazioni con la carta, un’età anagrafica. Sono clausole legittime e dichiarate, ma hanno un termine, e il termine arriva senza che nessuno lo ricordi.

Le due situazioni che si presentano più spesso sono il conto aperto durante gli studi che perde le agevolazioni al compimento di una certa età, e il conto legato all’accredito dello stipendio che torna a canone pieno quando l’accredito si interrompe. In entrambi i casi il costo cambia da un trimestre all’altro senza che sia cambiato niente nel comportamento. Le condizioni riservate ai più giovani sono spesso il primo contatto con un intermediario, e vale la pena guardarle nel quadro più ampio delle scelte descritte a proposito delle opportunità pensate per chi comincia adesso.

Il rimedio è annotare la data di scadenza dell’agevolazione nel momento in cui si apre il conto, e rileggere il riepilogo annuale delle spese quando arriva. Sono i due gesti che intercettano quasi tutti gli aumenti silenziosi.

Le voci che compaiono solo quando succede qualcosa

Bancone di una filiale bancaria con postazione di sportello e vetro divisorio
LauiADOAU 22523 / BY-SA 4.0

Fuori dalle sei voci principali esiste una seconda fascia di costi che non entra nel calcolo ordinario ma può superarlo di parecchio quando si attiva. La più cara è l’utilizzo del conto oltre il saldo disponibile, con o senza affidamento concordato: le condizioni economiche applicate in questa situazione vanno lette prima, non nel momento in cui serve.

Ci sono poi le spese per gli addebiti respinti per mancanza di fondi, quelle per l’invio di documentazione cartacea, quelle per le operazioni disposte con richieste particolari e quelle per la chiusura anticipata di servizi accessori. Nessuna è rilevante in un anno normale, tutte lo diventano in un mese storto.

Vale la pena leggere anche il valore attribuito alle date di disponibilità delle somme accreditate, che non è un costo esplicito ma sposta il momento in cui il denaro è utilizzabile. Su un conto usato per pagamenti ravvicinati, qualche giorno di differenza produce effetti concreti.

Il trasferimento del conto e i tempi previsti

Il passaggio da un intermediario all’altro segue una procedura regolata: chi apre il nuovo conto può chiedere il trasferimento dei servizi di pagamento collegati, cioè accrediti ricorrenti, addebiti diretti e ordini permanenti. La procedura ha tempi massimi stabiliti, contati in giorni lavorativi, e non comporta spese a carico di chi la richiede.

La parte che richiede attenzione non è burocratica ma pratica: nei giorni del passaggio conviene tenere entrambi i conti attivi con una disponibilità sufficiente, perché un addebito diretto che arriva sul rapporto sbagliato genera un insoluto e le relative spese. Vale anche la pena aggiornare a mano le domiciliazioni presso i fornitori con cui si hanno rapporti più delicati.

Esiste inoltre, per chi ha esigenze essenziali, un conto di base con un insieme minimo di servizi e condizioni definite dalla normativa, con esenzioni previste per alcune categorie. È una possibilità poco conosciuta e adatta a profili di utilizzo ridotti, che vale la pena considerare prima di sottoscrivere un pacchetto pieno di servizi mai usati.

Che cosa non entra in questo confronto

Il calcolo appena descritto misura il costo dei servizi di pagamento e nient’altro. Non dice nulla sulla qualità dell’assistenza, sui tempi di risposta in caso di problemi, sulla presenza di uno sportello raggiungibile o sull’affidabilità dei canali digitali. Sono elementi che non hanno un prezzo di listino e che pesano nel momento in cui qualcosa non funziona.

Non entrano nel confronto nemmeno i prodotti di investimento eventualmente collegati al conto, che hanno costi e logiche proprie e vanno valutati separatamente. Legare la scelta del conto a un prodotto abbinato è il modo più rapido per perdere di vista entrambi i costi. Chi vuole includere anche criteri di destinazione dei propri depositi trova un inquadramento nella riflessione su che cosa comporta scegliere un intermediario in modo consapevole.

Questo articolo riguarda soltanto la riduzione di un costo ricorrente e non contiene indicazioni su come impiegare le somme depositate: si tratta di una decisione diversa, che dipende da orizzonte e situazione personale e che va valutata con un professionista abilitato quando coinvolge strumenti finanziari. Il tema più ampio della coerenza tra dove si tiene il denaro e i propri criteri è ripreso nell’analisi sugli impieghi che seguono criteri sociali dichiarati.

Domande frequenti

Un conto a canone zero è davvero senza costi?

Solo per chi rientra nel profilo per cui è stato costruito. Il canone azzerato viene compensato da tariffe unitarie sulle operazioni, sui prelievi presso altri istituti o sulle carte. Per un profilo essenziale il risultato è effettivamente vicino allo zero; per chi fa molte operazioni o usa lo sportello, il totale annuo può superare quello di un conto con canone pieno e franchigia ampia.

Ogni quanto conviene rifare il calcolo?

Una volta all’anno, quando arriva il riepilogo delle spese, e ogni volta che cambia qualcosa nel modo di usare il conto: un nuovo accredito, la chiusura di una carta, uno spostamento di residenza che cambia lo sportello di riferimento. Il confronto vero e proprio con altre offerte ha senso ogni due o tre anni, perché i listini si muovono lentamente.

Le variazioni delle condizioni possono essere applicate senza consenso?

Le modifiche unilaterali sono ammesse solo nei casi e con le procedure previste dalla normativa, che impongono una comunicazione preventiva con un preavviso e riconoscono il diritto di recedere senza spese entro un termine. La comunicazione arriva spesso insieme al rendiconto e ha un aspetto poco appariscente: è il documento da non archiviare senza leggerlo.

Conviene tenere due conti in banche diverse?

Raddoppia canoni, quote delle carte ed eventualmente l’imposta di bollo, quindi ha senso solo se risolve un problema concreto: separare le spese di un’attività da quelle familiari, o mantenere un rapporto di appoggio per un servizio specifico. Come scelta di comodità è una delle spese fisse ricorrenti più facili da eliminare.

Che cosa succede al vecchio conto dopo il trasferimento?

Può essere chiuso su richiesta, e la chiusura non comporta spese. Conviene però verificare prima che non vi siano addebiti in transito, carte con pagamenti a saldo differito non ancora regolati o accrediti attesi da soggetti non ancora aggiornati. La sovrapposizione di qualche settimana costa poco e previene la maggior parte degli inconvenienti.

Il numero che serve è uno solo, ed è il costo annuo calcolato sul proprio profilo. Chi lo scrive una volta smette di scegliere in base al canone in evidenza e comincia a vedere dove il conto stava davvero prendendo i soldi.