Sei regole di accensione pesano più del numero sul termostato

Radiatore in ghisa a elementi fissato alla parete sotto una finestra di una stanza

Quando la bolletta del gas arriva più alta del previsto, il gesto istintivo è abbassare il termostato di un grado. È l’intervento più visibile, il più facile da ricordare, e quello con il rapporto peggiore tra sacrificio percepito e risparmio ottenuto: si sente subito, e sposta poco.

Le voci che spostano davvero il consumo stanno altrove, e riguardano il modo in cui l’impianto viene acceso e spento, non il valore impostato. Un impianto che parte e si ferma sei volte al giorno consuma più di uno che lavora a regime ridotto, e la differenza non compare in nessuna impostazione visibile.

Quelle che seguono sono sei regole di funzionamento, ciascuna con la ragione fisica che la giustifica e con il gesto concreto da fare. Nessuna richiede lavori, nessuna richiede di stare al freddo, e tutte producono un effetto misurabile sulla lettura del contatore, che è l’unico giudice che conta.

Il quadro in breve

  • Il concetto che spiega tutto: l’inerzia termica, cioè il tempo che serve alla casa per scaldarsi e raffreddarsi.
  • Il gesto più efficace: allungare gli orari abbassando la temperatura, non il contrario.
  • L’errore più costoso: spegnere completamente per molte ore e poi ripartire da freddo.
  • Come si verifica: due letture del contatore a distanza di una settimana, con lo stesso clima.

Il termostato è l’ultima manopola da toccare

Il numero impostato definisce l’obiettivo, non il consumo. Il consumo dipende da quanto a lungo l’impianto deve lavorare per raggiungere quell’obiettivo e da quanto calore la casa perde nel frattempo. Sono due grandezze che il termostato non controlla.

Chi abbassa il valore impostato ottiene una riduzione delle perdite, perché la differenza di temperatura tra dentro e fuori diminuisce. È un effetto reale, ma agisce su una sola delle tre leve disponibili, ed è quella che costa comfort. Le altre due, la durata dei cicli e l’efficienza con cui il calore viene prodotto, non costano nulla in termini di comfort.

Il ragionamento pratico è quindi di ordine: prima si sistema il modo in cui l’impianto lavora, poi si vede se serve ancora toccare il numero. Nella maggior parte dei casi, dopo i primi cinque interventi la questione del grado in meno perde importanza.

L’inerzia termica spiega perché una casa non si scalda a comando

Una casa non è solo aria: è muri, pavimenti, mobili, tutto materiale che assorbe e restituisce calore lentamente. Quando l’impianto parte, il calore va prima all’aria e poi, molto più lentamente, alle masse. Quando si spegne, le masse restituiscono calore per ore.

Questa lentezza ha due conseguenze operative. La prima è che scaldare una casa fredda richiede molta più energia che mantenerla tiepida, perché bisogna riportare in temperatura tutte le masse e non solo l’aria. La seconda è che l’effetto di una regolazione non si vede subito: chi alza il termostato perché ha freddo adesso otterrà il risultato tra un’ora, e nel frattempo avrà consumato.

L’entità dell’inerzia dipende dall’edificio. Una costruzione con muri spessi si scalda lentamente e si raffredda lentamente; una costruzione leggera e ben isolata reagisce in fretta. Le regole che seguono valgono per entrambe, ma i tempi da usare vanno adattati osservando quanto la propria casa impiega a passare da una temperatura all’altra.

Prima regola: orari lunghi e temperature basse, non il contrario

La configurazione più diffusa è anche la meno efficiente: impianto acceso per poche ore, con il termostato alto, in modo da scaldare in fretta. Produce sbalzi, cicli di avvio ripetuti e una sensazione di caldo irregolare, con zone della casa che restano fredde.

La configurazione alternativa prevede un periodo di funzionamento più lungo con una temperatura impostata più bassa. L’impianto lavora in modo più continuo, le masse restano in temperatura, e la sensazione di comfort a parità di valore impostato è migliore, perché le superfici non sono fredde.

Il gesto concreto è riscrivere il programma settimanale del cronotermostato, se c’è, distribuendo l’accensione su fasce più ampie e riducendo di uno o due gradi l’obiettivo. La verifica si fa dopo una settimana confrontando la lettura del contatore, non le sensazioni.

Seconda regola: spegnere del tutto costa più che ridurre

Termostato a parete con manopola graduata e piccolo schermo che indica la temperatura
Shixart1985 / BY 2.0

Lo spegnimento completo durante l’assenza sembra la scelta più logica: se non c’è nessuno, perché scaldare. Il conto però dipende dalla durata dell’assenza e dall’inerzia dell’edificio.

Per assenze brevi, fino a mezza giornata, la casa perde temperatura e le masse si raffreddano; al ritorno l’impianto deve lavorare a lungo e a piena potenza per recuperare, e il consumo di quel recupero è quasi sempre superiore a quello risparmiato. La soluzione è la riduzione notturna o di assenza, cioè un secondo valore più basso di alcuni gradi che mantiene la casa in temperatura ridotta senza lasciarla raffreddare.

Per assenze lunghe, di più giorni, lo spegnimento con una temperatura minima di sicurezza è invece la scelta corretta. La temperatura minima serve a evitare il congelamento delle tubazioni e la formazione di condensa e muffa sulle pareti, che è un danno molto più costoso del gas risparmiato.

Terza regola: le stanze inutilizzate si chiudono, non si abbandonano

Chiudere completamente il corpo scaldante di una stanza che non si usa sembra un risparmio netto. In parte lo è, ma va fatto con due precauzioni, altrimenti si crea un problema più grande di quello che si risolve.

La prima è che la porta deve restare chiusa: se resta aperta, la stanza fredda sottrae calore al resto della casa e l’impianto lavora di più per compensare. La seconda è che la temperatura non deve scendere troppo, perché una parete fredda in un ambiente umido raccoglie condensa, e da lì nasce la muffa. Un valore di alcuni gradi sotto quello delle altre stanze è un compromesso ragionevole.

Nelle case con corpi scaldanti dotati di valvole regolabili, l’operazione si fa ruotando la valvola su una posizione intermedia, non chiudendola del tutto. Negli impianti condominiali con contabilizzazione del calore, la regolazione incide direttamente sulla quota di consumo attribuita, e il beneficio è visibile nel riparto annuale.

Quarta regola: ventilare in pochi minuti, non a finestre socchiuse

Finestra spalancata su un cortile invernale con davanzale innevato e tende scostate

Cambiare aria è necessario: riduce l’umidità prodotta da respirazione, cucina e docce, e con essa il rischio di condensa. Il modo in cui si fa cambia però completamente il costo.

La finestra socchiusa per ore fa uscire calore in continuo e, cosa peggiore, raffredda le superfici murarie attorno all’apertura. Quelle superfici sono massa, e riscaldarle di nuovo richiede tempo ed energia. L’apertura ampia per pochi minuti, invece, sostituisce l’aria senza dare tempo alle masse di raffreddarsi: l’aria nuova si riscalda in fretta perché ha una capacità termica piccola.

Il gesto è semplice: spalancare per qualche minuto, possibilmente creando una corrente tra due lati opposti dell’abitazione, e richiudere. Se il termostato si trova vicino alla finestra aperta, conviene abbassare temporaneamente l’impianto durante l’operazione, per evitare che rilevi il freddo e vada a piena potenza proprio mentre l’aria esce.

Quinta regola: liberare i corpi scaldanti e sfiatarli

Un radiatore cede calore per irraggiamento e per convezione, e entrambi i meccanismi richiedono che la superficie sia libera. Una mensola sopra, una tenda davanti, un divano appoggiato o un copritermosifone riducono la resa senza che nessuno se ne accorga, perché l’impianto compensa lavorando di più.

La seconda verifica riguarda l’aria intrappolata nel circuito. Un corpo scaldante che resta freddo nella parte alta mentre è caldo in basso contiene aria, e la parte fredda non scalda. L’operazione di sfiato si esegue con una chiave o un cacciavite sulla valvola apposita, raccogliendo l’acqua in un contenitore, e va fatta a impianto spento e freddo, verificando poi la pressione del circuito.

C’è infine il caso dei radiatori collocati su una parete che confina con l’esterno: una parte del calore viene ceduta verso il muro e quindi verso fuori. Un pannello riflettente collocato tra il corpo scaldante e la parete riduce questa dispersione, costa poco e si installa senza interventi.

Sesta regola: la temperatura di mandata, non solo quella ambiente

È la regolazione meno conosciuta e quella con l’effetto più grande sugli impianti moderni. Il generatore riscalda l’acqua che circola nei corpi scaldanti a una temperatura impostata, detta di mandata, che è indipendente dal valore del termostato ambiente.

Le caldaie a condensazione raggiungono il rendimento migliore quando l’acqua che torna al generatore è sufficientemente fredda da permettere la condensazione dei fumi. Una temperatura di mandata troppo alta impedisce questo funzionamento e fa lavorare l’apparecchio come una caldaia tradizionale, con un rendimento inferiore, senza che nulla lo segnali.

L’intervento consiste nell’abbassare gradualmente la mandata, di pochi gradi per volta, verificando che le stanze raggiungano comunque la temperatura desiderata nei tempi previsti. Il compromesso si trova dopo qualche tentativo: la casa si scalda più lentamente ma il generatore lavora meglio, e con una programmazione oraria più lunga la lentezza non si percepisce. Su molti apparecchi esiste anche una regolazione automatica in funzione della temperatura esterna, che va attivata quando disponibile.

Le sei regole per risparmiare sul riscaldamento, in una tabella

La tabella riassume che cosa fare, perché funziona e quanto tempo richiede. Per risparmiare sul riscaldamento senza toccare il comfort, l’ordine indicato è quello che conviene seguire.

Regola Gesto concreto Perché funziona Tempo richiesto
Orari lunghi, temperatura bassa Riscrivere il programma settimanale Riduce i cicli di avvio e mantiene le masse in temperatura Venti minuti
Ridurre invece di spegnere Impostare un secondo valore per le assenze brevi Evita il recupero da freddo, che costa più del risparmio Dieci minuti
Chiudere le stanze inutilizzate Valvola su posizione intermedia e porta chiusa Riduce il volume scaldato senza creare condensa Cinque minuti
Ventilare in pochi minuti Apertura ampia e breve, meglio se incrociata Cambia l’aria senza raffreddare le masse murarie Nessuno
Liberare e sfiatare i corpi scaldanti Rimuovere ostacoli, sfiatare, pannello riflettente Ripristina la resa persa senza che l’impianto lo segnali Un’ora, una volta
Abbassare la temperatura di mandata Riduzione graduale, con verifica dei tempi Porta il generatore a lavorare nel suo campo migliore Alcuni giorni di prova

Le prime quattro regole non costano nulla e si applicano in meno di un’ora complessiva. Le ultime due richiedono un po’ di lavoro manuale e qualche giorno di verifica, e sono quelle con l’effetto più duraturo perché modificano il modo in cui l’impianto lavora, non il comportamento di chi lo usa.

Che cosa dice la normativa su temperature e orari

Per gli edifici residenziali la normativa fissa un limite alla temperatura media dell’aria negli ambienti, pari a venti gradi, con una tolleranza di due gradi. Stabilisce inoltre, per zona climatica, il periodo dell’anno in cui gli impianti possono funzionare e il numero massimo di ore giornaliere di accensione.

Sono vincoli che riguardano soprattutto gli impianti centralizzati, dove l’amministrazione condominiale imposta il funzionamento per tutti. Chi ha un impianto autonomo li applica in autonomia, ma è utile conoscerli perché descrivono un funzionamento tipico ragionevole, ed è su quel riferimento che sono costruite molte impostazioni predefinite degli apparecchi.

Vale la pena verificare anche se esistono agevolazioni fiscali per interventi di efficientamento, come la sostituzione del generatore o l’installazione di sistemi di termoregolazione. Sono misure soggette a condizioni e limiti aggiornati periodicamente, e la documentazione applicabile è pubblicata dall’Agenzia delle Entrate.

Come si misura l’effetto sulla bolletta

Il confronto tra due bollette non dice quasi niente, perché i periodi hanno climi diversi. Serve un metodo che neutralizzi il clima, e ne basta uno elementare.

Si legge il contatore lo stesso giorno della settimana, alla stessa ora, per quattro settimane consecutive, annotando anche la temperatura esterna media di ciascun periodo. Si applica una modifica per volta e si osserva la variazione del consumo settimanale a parità di condizioni esterne simili. Cambiare tre cose insieme rende impossibile capire quale abbia funzionato.

Per la lettura della bolletta e la comprensione delle voci che compongono la spesa, le informazioni e i confronti tra offerte sono pubblicati dall’autorità di regolazione. La distinzione fondamentale resta quella tra il consumo, che dipende da come si usa l’impianto, e il prezzo unitario, che dipende dal contratto: le sei regole agiscono sul primo, la scelta dell’offerta sul secondo, e i due interventi si sommano. Lo stesso principio applicato alle altre utenze domestiche è descritto in gesti quotidiani che riducono i consumi.

Che cosa non funziona, anche se viene ripetuto

Alcune abitudini diffuse non producono l’effetto che si attribuisce loro, e riconoscerle evita di attribuire a esse un risparmio che è arrivato da altro.

Alzare il termostato al massimo per scaldare più in fretta non funziona: il generatore lavora già alla potenza consentita, e l’unico effetto è superare la temperatura desiderata e sprecare. Coprire i radiatori con panni umidi per umidificare l’aria riduce la resa del corpo scaldante e introduce umidità dove non serve. Chiudere completamente tutte le valvole tranne una fa lavorare l’impianto in condizioni anomale e può danneggiare il circolatore.

Va anche detto che nessuna di queste sei regole sostituisce l’isolamento. In un edificio con dispersioni importanti il margine di manovra della regolazione è limitato, e il beneficio maggiore verrebbe da interventi sull’involucro, che però hanno costi e tempi diversi e vanno valutati con un tecnico abilitato. Il rapporto tra spese di casa e impronta complessiva dei consumi è ripreso in come le scelte domestiche si riflettono sul bilancio.

Domande frequenti

Conviene tenere l’impianto acceso ventiquattro ore?

Dipende dall’edificio. In una casa ben isolata e con inerzia elevata, un funzionamento continuo a temperatura ridotta è spesso più efficiente di cicli brevi e intensi. In una casa con dispersioni elevate, mantenere la temperatura tutta la notte significa alimentare perdite continue, e la riduzione notturna torna a convenire. La verifica si fa con le letture del contatore, provando entrambe le configurazioni in settimane con clima simile.

Le valvole termostatiche fanno davvero risparmiare?

Consentono di differenziare la temperatura tra le stanze, e il risparmio nasce da lì: si scalda meno dove non serve. Non riducono il consumo da sole, se vengono lasciate tutte al valore massimo. Negli impianti centralizzati con contabilizzazione, l’effetto è visibile sulla quota individuale del riparto annuale.

Un grado in meno quanto fa risparmiare?

La riduzione esiste e la direzione è certa, ma l’entità dipende dall’isolamento dell’edificio, dalla temperatura esterna e dal tipo di impianto, e un valore unico valido per tutte le case non esiste. Il modo per conoscerlo nel proprio caso è misurare il consumo settimanale prima e dopo, a condizioni esterne comparabili, invece di applicare percentuali lette altrove.

Il camino o la stufa aiutano a ridurre la bolletta del gas?

Spostano il consumo da un combustibile a un altro, e il confronto va fatto sul costo dell’energia utile prodotta, non sulla sensazione di calore. Vanno inoltre considerati la manutenzione periodica obbligatoria, i requisiti di sicurezza e le regole locali sull’utilizzo, che in alcune aree limitano l’impiego di determinati apparecchi durante la stagione fredda.

Ogni quanto va fatta la manutenzione del generatore?

Le cadenze sono stabilite dal libretto dell’apparecchio e dalla normativa applicabile, e comprendono sia il controllo di funzionamento sia la verifica dei fumi, con periodicità diverse. Oltre all’obbligo, la manutenzione ha un effetto diretto sul rendimento: un apparecchio non pulito consuma di più per produrre lo stesso calore, e la differenza si accumula per tutta la stagione. Il criterio generale è quello descritto in interventi che riducono spesa e consumi insieme.

Il numero sul termostato è l’ultima cosa da toccare, non la prima. Chi riscrive gli orari, sistema la mandata e libera i radiatori arriva a fine stagione con una bolletta più bassa e la stessa temperatura in casa, che è esattamente il contrario di quello che promette il grado in meno.