Un credito tokenizzato non vale automaticamente una tonnellata

Veduta dall'alto di una fitta copertura forestale con chiome verdi ravvicinate

Su una scheda di progetto compaiono tre elementi: una foresta, un numero di tonnellate e un token che rappresenta quel numero. La sequenza sembra lineare, e la parola registro, ripetuta in due significati diversi, contribuisce a farla sembrare più solida di quanto sia.

La catena però ha più anelli di quanti la presentazione ne mostri, e ciascun anello introduce un margine di incertezza che si somma agli altri. Il token è l’ultimo anello: registra in modo verificabile un trasferimento, ma non produce e non controlla il contenuto ambientale di ciò che trasferisce.

Quello che segue percorre la catena dal progetto forestale al token, si ferma nei quattro punti in cui la certificazione si indebolisce, e indica per ciascuno che cosa si può verificare da soli su documenti pubblici. Non è un esercizio teorico: sono gli stessi punti su cui si concentrano le contestazioni note al meccanismo.

Che cosa si ricava da questa lettura

  • Il concetto chiave: la tonnellata è una stima controfattuale, non una quantità misurata.
  • Dove si perde solidità: linea di base, addizionalità, permanenza, doppio conteggio.
  • Che cosa aggiunge il token: tracciabilità del passaggio di mano, nulla sul merito.
  • Il controllo più rapido: cercare il numero di serie nel registro di origine.

Un token non certifica nulla, registra soltanto

Una catena distribuita garantisce che una scrittura, una volta inserita, non venga modificata e che l’ordine dei trasferimenti sia ricostruibile. Questa proprietà riguarda i dati dentro il sistema, non i fatti che quei dati dichiarano.

La distinzione ha un nome tecnico ed è nota da tempo: il problema dell’inserimento del dato. Se all’origine viene registrata una quantità sbagliata, l’immutabilità la conserva sbagliata per sempre e la rende più difficile da correggere, non più affidabile. Un sistema che rende permanente un errore non ne riduce l’effetto.

Il beneficio reale della registrazione distribuita in questo settore è quindi limitato e va detto per quello che è: rende più difficile vendere due volte lo stesso credito e più semplice ricostruire chi lo ha detenuto. È una tracciabilità del passaggio di mano, che risolve un problema documentato ma non il principale.

Che cosa sono i crediti di carbonio tokenizzati

Un credito di carbonio è un titolo che rappresenta una tonnellata di anidride carbonica equivalente non emessa o rimossa dall’atmosfera grazie a un progetto specifico, verificata secondo una metodologia e iscritta in un registro gestito da un ente di standardizzazione.

I crediti di carbonio tokenizzati sono quegli stessi titoli portati su una catena distribuita: il credito viene bloccato o ritirato nel registro di origine e viene emesso un token che ne rappresenta l’esistenza. Da quel momento il token circola con le regole della catena, mentre il titolo originario resta immobilizzato.

Esistono due mercati distinti e confonderli è l’errore più frequente. Quello regolamentato, dove le quote di emissione sono assegnate e scambiate all’interno di un sistema pubblico con un tetto complessivo. E quello volontario, dove imprese e privati acquistano crediti senza alcun obbligo. La quasi totalità della tokenizzazione riguarda il secondo, che ha regole di verifica definite da soggetti privati e non da un’autorità.

La filiera, dal progetto forestale al registro

Tronco d'albero segnato con vernice colorata all'interno di un bosco maturo
Basile Morin / BY-SA 4.0

Il percorso comincia con un promotore che progetta un intervento: evitare un disboscamento programmato, rimboschire un’area degradata, cambiare le pratiche di gestione di un bosco produttivo.

Il promotore sceglie una metodologia tra quelle approvate dall’ente di standardizzazione, che stabilisce come calcolare le tonnellate. Redige un documento di progetto in cui descrive l’area, le pratiche e soprattutto lo scenario di riferimento, cioè che cosa sarebbe accaduto in assenza dell’intervento.

Un verificatore terzo accreditato esamina il documento, esegue controlli e conferma o corregge le quantità. L’ente iscrive allora i crediti nel proprio registro, assegnando a ciascuno un numero di serie, l’anno di produzione e il riferimento al progetto. Da qui i crediti vengono venduti e, quando qualcuno li usa per compensare, ritirati definitivamente.

Ogni anello di questa catena ha una funzione precisa. La tokenizzazione si innesta alla fine, e quindi eredita tutta l’incertezza accumulata a monte senza poterne correggere alcuna parte.

Primo punto debole: la linea di base del progetto

La quantità certificata non nasce da una misura diretta ma da una differenza tra due scenari: quello osservato e quello che si sarebbe verificato senza il progetto. Il secondo non esiste e non è osservabile, quindi viene costruito con ipotesi.

Nei progetti che evitano il disboscamento, la linea di base richiede di stimare quanta foresta sarebbe stata abbattuta, con quale ritmo e in quale periodo. È una previsione su comportamenti umani futuri, e il promotore ha un interesse diretto a che risulti alta, perché la quantità di crediti dipende proprio da quel valore.

Le revisioni indipendenti condotte su questo tipo di progetti hanno mostrato che linee di base sovrastimate producono crediti in eccesso rispetto al beneficio reale, e il tema è al centro delle contestazioni pubbliche degli ultimi anni. Il controllo praticabile su un documento di progetto è verificare quale periodo storico è stato usato come riferimento, quale area di confronto e se il tasso applicato è stato aggiornato nel tempo.

Secondo punto debole: l’addizionalità dichiarata

L’addizionalità è la condizione secondo cui l’intervento non sarebbe avvenuto senza il ricavo dei crediti. Se il bosco sarebbe stato protetto comunque, per legge, per convenienza economica o perché era già in un’area tutelata, il credito rappresenta una situazione che si sarebbe verificata da sola.

La dimostrazione avviene con un’analisi di barriere e con un confronto economico: si mostra che senza il ricavo aggiuntivo il progetto non sarebbe stato finanziariamente sostenibile. È una dimostrazione costruita su ipotesi di costo e di prezzo scelte da chi la presenta.

Il controllo esterno più efficace è di contesto. Verificare se l’area rientra in un regime di protezione già esistente, se il promotore aveva già ottenuto altri finanziamenti pubblici per la stessa attività, e se la data di inizio del progetto precede la decisione di richiedere i crediti. Una data di avvio molto anteriore alla registrazione è un segnale che va approfondito.

Terzo punto debole: la permanenza e il rischio di perdita

Una tonnellata rimossa dall’atmosfera e immagazzinata in un albero resta immagazzinata finché l’albero esiste. Un incendio, un attacco parassitario, una siccità prolungata o un cambio di destinazione del terreno restituiscono all’atmosfera una parte di quello che era stato contabilizzato.

Gli enti di standardizzazione affrontano il problema con una riserva: una quota dei crediti generati viene accantonata in un fondo comune e usata per compensare le perdite dei progetti che subiscono danni. È un meccanismo assicurativo, dimensionato su una stima del rischio.

Il punto critico è la durata degli impegni. Un progetto forestale garantisce la conservazione per un numero definito di anni, mentre l’anidride carbonica emessa da un processo industriale resta in atmosfera per un tempo molto più lungo. La compensazione tra una emissione con effetto plurisecolare e una rimozione garantita per qualche decennio non è un’equivalenza, ed è la critica strutturale più difficile da respingere.

Quarto punto debole: il ritiro e il doppio conteggio

Un credito produce l’effetto dichiarato solo quando viene ritirato, cioè cancellato dal registro a nome di un soggetto specifico. Finché circola, è un titolo negoziabile e non una compensazione avvenuta.

Il doppio conteggio si presenta in tre forme. La prima è la doppia emissione, quando lo stesso intervento genera crediti presso due enti diversi. La seconda è la doppia vendita, quando lo stesso credito viene ceduto a più acquirenti: è la forma che la registrazione su catena distribuita effettivamente rende più difficile. La terza è la doppia rivendicazione, quando la riduzione viene contabilizzata sia dal paese in cui il progetto si trova sia dall’acquirente estero.

La terza forma è la più insidiosa perché non dipende da un comportamento scorretto ma dalle regole di contabilizzazione nazionale. La verifica consiste nel cercare nella documentazione la dichiarazione di aggiustamento corrispondente, con cui il paese ospitante conferma di non conteggiare quella riduzione nei propri obiettivi.

Il momento del ponte: dal registro alla catena

Armadio di server con cavi ordinati e luci di stato in una sala macchine
Joël van der Loo / BY-SA 4.0

Il passaggio dal registro tradizionale alla catena distribuita è l’anello meno documentato dell’intera filiera, e merita attenzione proporzionata.

Il modello corretto prevede che il credito venga immobilizzato o ritirato nel registro di origine, con evidenza pubblica, e che solo allora venga emesso il token corrispondente. Chi opera in questo modo lascia una traccia verificabile in due sistemi indipendenti, e il numero di serie deve comparire in entrambi.

Il modello problematico prevede l’emissione del token senza un blocco verificabile a monte, oppure con una corrispondenza gestita da un unico soggetto che non pubblica i riferimenti. In questa configurazione il token dipende interamente dalla correttezza di chi lo emette, e la catena distribuita non aggiunge alcuna garanzia rispetto a un foglio di calcolo.

Il controllo pratico è uno solo e richiede pochi minuti: prendere il numero di serie associato al token, cercarlo nel registro dell’ente di standardizzazione e verificare che lo stato dichiarato corrisponda. Se il numero non compare, o se non viene pubblicato, la verifica non è possibile e questa è già una risposta.

Che cosa succede quando il token torna indietro

Alcuni sistemi consentono di riconvertire il token nel credito sottostante. L’operazione ha un costo, richiede un conto presso il registro di origine e non è sempre disponibile per tutte le tipologie di credito.

Un fenomeno documentato in questo mercato è la selezione avversa: quando un insieme di crediti eterogenei viene raccolto in un unico contenitore fungibile, chi riconverte tende a estrarre i crediti di qualità migliore, lasciando nel contenitore quelli meno pregiati. Il valore medio di ciò che resta scende senza che nessuna informazione visibile cambi.

Ne discende un criterio di lettura: un token che rappresenta un credito specifico, con numero di serie, progetto e anno identificabili, contiene un’informazione molto diversa da un token che rappresenta una quota di un insieme indistinto. La seconda forma è più liquida e più comoda da scambiare, e proprio per questo espone a un contenuto che cambia nel tempo.

I quattro anelli messi a confronto

Anello della catena Chi lo controlla Che cosa si può verificare dall’esterno Margine di incertezza
Linea di base e quantificazione Promotore, con verifica di terza parte Periodo e area di riferimento, revisioni successive Elevato
Addizionalità Promotore, con metodologia dell’ente Regime di tutela preesistente, date, altri finanziamenti Elevato
Permanenza Ente di standardizzazione, tramite riserva Durata degli impegni, quota accantonata, eventi già occorsi Medio, dipendente dal tipo di progetto
Emissione del token Soggetto che gestisce il ponte Numero di serie e stato nel registro di origine Basso se la corrispondenza è pubblica

La tabella si legge per colonna dell’incertezza. Il margine più ampio è a monte, dove la catena distribuita non arriva; il margine più stretto è a valle, dove la tokenizzazione lavora davvero. È esattamente il contrario di come il meccanismo viene di solito presentato.

Le domande che restringono il campo su una scheda di progetto

Sei domande, tutte con risposta verificabile su documenti pubblici, riducono in poco tempo l’insieme dei progetti su cui vale la pena approfondire.

  • Quale ente ha certificato i crediti, e la metodologia applicata è consultabile per intero?
  • Il numero di serie è pubblicato, e compare nel registro di origine con lo stato dichiarato?
  • Qual è l’anno di produzione dei crediti, e quanto dista da oggi?
  • La linea di base è stata rivista dopo la registrazione iniziale, e in quale direzione?
  • Esiste una dichiarazione di aggiustamento del paese ospitante?
  • Il token rappresenta un credito identificato oppure una quota di un insieme fungibile?

Un progetto che risponde a tutte e sei non è per questo un buon progetto: significa soltanto che è verificabile. Un progetto che non risponde a nessuna non è necessariamente scorretto, ma non offre alcun appiglio a chi vuole controllare. Il quadro europeo sulle informazioni dovute dai soggetti che offrono servizi su cripto-attività è consultabile presso l’autorità europea dei mercati, e per il mercato nazionale le comunicazioni passano dalla Consob.

Domande frequenti

Comprare un credito tokenizzato equivale a compensare le proprie emissioni?

Solo se il credito viene ritirato in modo definitivo e la cancellazione è tracciabile nel registro di origine a nome di un soggetto identificato. Un token detenuto in un portafoglio rappresenta un titolo che circola, non una compensazione avvenuta. È la distinzione più frequentemente confusa nelle comunicazioni commerciali.

La catena distribuita non rende il sistema più trasparente?

Rende più trasparente il passaggio di mano, che era un problema reale, e più difficile la doppia vendita. Non incide sulla quantificazione, sull’addizionalità e sulla permanenza, che sono le fonti principali di incertezza. Attribuire alla registrazione distribuita un miglioramento della qualità ambientale del credito è un salto logico privo di fondamento tecnico.

I crediti più vecchi valgono meno?

L’anno di produzione è una delle informazioni che il mercato considera, insieme al tipo di progetto e all’ente certificatore. Crediti prodotti molti anni prima con metodologie poi riviste sono guardati con maggiore cautela, ed è una delle ragioni per cui la data va sempre cercata. Non è una regola di valutazione, è un dato che va conosciuto.

Che differenza c’è tra credito da rimozione e credito da emissione evitata?

Il primo corrisponde ad anidride carbonica sottratta dall’atmosfera e immagazzinata, ad esempio in nuova biomassa o in formazioni geologiche. Il secondo corrisponde a un’emissione che si sostiene non sia avvenuta rispetto a uno scenario ipotetico. Il primo poggia su una quantità almeno in parte misurabile, il secondo interamente su un confronto controfattuale, e la differenza di solidità tra i due è sostanziale.

Come si verifica un ente di standardizzazione?

Controllando che pubblichi integralmente metodologie e documenti di progetto, che il registro sia consultabile senza registrazione, che l’elenco dei verificatori accreditati sia disponibile e che esista una procedura pubblica per le contestazioni. Un ente che non rende consultabili i documenti sottostanti impedisce ogni verifica indipendente, e in quel caso non c’è nulla da valutare. Considerazioni analoghe sulla verificabilità dei dati dichiarati sono in trasparenza e documenti negli investimenti verdi.

Questo articolo descrive un meccanismo e i suoi punti critici, non contiene indicazioni di acquisto, vendita o detenzione di alcuno strumento e non esprime valutazioni sulla convenienza di alcun progetto: si tratta di un mercato con regole in evoluzione, e ogni decisione va valutata sulla propria situazione e, quando serve, con un professionista abilitato. Il numero di serie resta il primo controllo da fare, prima di ogni altra considerazione, e il contesto dei progetti sul suolo forestale è ripreso in che cosa guardare nei progetti di riforestazione e in infrastrutture di catena e impronta energetica.