Stesso obiettivo dichiarato, tre panieri che non si somigliano

Facciata neoclassica di una borsa valori con colonne alte e gradini di accesso in pietra

Due fondi azionari globali, la stessa parola nella denominazione, lo stesso indice di riferimento citato nel prospetto. Si scaricano i due elenchi delle posizioni, si affiancano su due colonne e la sovrapposizione risulta parziale: alcune delle prime dieci società di uno non compaiono affatto nell’altro, e il settore che in un caso pesa di più è quello che l’altro esclude per regolamento.

Nessuno dei due gestori ha sbagliato. È la conseguenza di una parola che nei documenti significa cose diverse. Il fatto che un prodotto dichiari un obiettivo di sostenibilità non dice quale filtro sia stato applicato quando il paniere è stato costruito, e i filtri in uso producono portafogli che si somigliano poco.

Quello che segue mette in fila i filtri in uso, mostra che cosa entra e che cosa resta fuori con ciascuno, e indica dove si trova la riga che permette di riconoscerli. La domanda utile non è quale approccio sia migliore, ma quale si sta comprando.

Che cosa si porta a casa da questo confronto

  • Il fraintendimento di partenza: l’obiettivo dichiarato non coincide con il metodo di costruzione.
  • I tre filtri più diffusi: elenco di esclusioni, migliore del proprio settore, tema unico.
  • L’effetto sul paniere: settori interi presenti in un prodotto e assenti nell’altro.
  • Dove si verifica: elenco delle posizioni e politica di investimento, non la scheda commerciale.

Due prodotti con la stessa etichetta e poche società in comune

La verifica richiede dieci minuti e non richiede abbonamenti. I fondi quotati pubblicano la composizione con frequenza regolare, spesso giornaliera; i fondi comuni la pubblicano nella relazione periodica e, in forma ridotta, nella documentazione mensile. Si prendono le prime venti posizioni di ciascuno e si guarda quante compaiono in entrambi.

Il risultato sorprende chi si aspettava due varianti dello stesso portafoglio. Capita di trovare un prodotto con il peso maggiore su tecnologia e servizi finanziari e un altro, con la stessa dicitura, costruito su società industriali e di pubblica utilità.

Non è materia di opinioni, è materia di regole scritte. Ogni prodotto applica un insieme di criteri definiti nella politica di investimento, e criteri diversi selezionano insiemi diversi a partire dallo stesso universo di partenza. Il paniere è la conseguenza meccanica di quelle regole, non il risultato di una valutazione discrezionale su ciascun nome.

Che cosa dichiara davvero un prospetto quando dice sostenibile

Nel quadro europeo, i prodotti finanziari vengono collocati in categorie informative in base a quanto la sostenibilità entra nel processo di investimento: alcuni promuovono caratteristiche ambientali o sociali, altri perseguono un obiettivo di investimento sostenibile in senso stretto, altri ancora non fanno nessuna delle due cose. È una classificazione di trasparenza, non un marchio di qualità e non una graduatoria.

Il punto che genera più equivoci è che appartenere alla prima categoria è compatibile con un ventaglio molto ampio di metodi. Due prodotti collocati nello stesso gruppo possono applicare, uno, un elenco di esclusioni minimo e nessun altro vincolo, e l’altro una selezione severa che riduce l’universo investibile a una frazione di quello iniziale. La categoria non distingue i due casi.

Ci sono poi indicazioni europee sull’uso di termini legati alla sostenibilità nella denominazione dei prodotti: chi li adotta deve rispettare soglie ed esclusioni minime. Anche qui il perimetro fissa un pavimento, non il metodo. L’inquadramento aggiornato si trova presso l’autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati.

I criteri di selezione dei fondi sostenibili in circolazione

I criteri di selezione dei fondi sostenibili si riducono, nella pratica, a tre famiglie, spesso combinate tra loro. La prima parte da chi non entra: si definisce un elenco di attività, e le società che le svolgono oltre una certa soglia di fatturato vengono tolte dall’universo.

La seconda parte da chi entra: si mantiene la struttura settoriale dell’indice di partenza e dentro ogni settore si tengono le società meglio valutate. La terza parte da un tema: si investe solo in attività attinenti a un ambito definito, e tutto il resto è fuori per costruzione.

Le tre famiglie non sono varianti stilistiche dello stesso metodo, rispondono a domande diverse. La prima risponde a «che cosa non voglio possedere». La seconda a «dentro ciò che possiedo, voglio le società che gestiscono meglio questi rischi». La terza a «voglio essere esposto a un fenomeno specifico». Sono tre obiettivi legittimi e incompatibili tra loro.

Un quarto approccio, l’integrazione dei fattori ambientali e sociali nell’analisi finanziaria, viene spesso presentato come un metodo di selezione ma è altro: il gestore tiene conto di quei fattori quando valuta un titolo, senza vincoli formali sul risultato. Un prodotto che dichiara solo integrazione può contenere qualunque cosa, e non c’è nulla di irregolare: non ha promesso un paniere ristretto. Su come questi strumenti vengono presentati al pubblico resta utile la descrizione dei fondi ambientali.

Il paniere che nasce da un elenco di esclusioni

Ciminiere di una centrale a carbone che emettono vapore contro un cielo coperto

L’elenco tipico contiene armamenti controversi, tabacco, carbone termico oltre una quota di ricavi, gioco d’azzardo, e in molti casi le società coinvolte in violazioni gravi di standard internazionali riconosciuti. Ogni voce ha una soglia, ed è la soglia a fare il lavoro: escludere chi ricava dal carbone più di una certa percentuale del fatturato non è la stessa cosa che escludere chiunque abbia una centrale a carbone.

Il risultato è un portafoglio che assomiglia molto all’indice di partenza, con qualche decina di nomi in meno. Il vantaggio è la prevedibilità: si sa esattamente che cosa non c’è, e la verifica è meccanica. Il limite è simmetrico: le esclusioni dicono che cosa il fondo rifiuta, non che cosa il fondo promuove. Un portafoglio senza tabacco e senza armi resta un portafoglio di società qualsiasi.

Va guardata anche la parte che di solito nessuno legge: come vengono trattate le società controllate e le partecipazioni di minoranza. Un gruppo con una quota rilevante in un’attività esclusa può restare nel paniere, se la regola guarda solo ai ricavi diretti della capogruppo. Non è un trucco, è una scelta di perimetro, scritta nella politica di investimento.

Quando si tiene il migliore di ogni settore

Qui la logica cambia radicalmente. L’universo di partenza resta intero, si ordinano le società dentro ciascun settore secondo un punteggio e si tiene la parte alta della graduatoria, in modo che il portafoglio conservi all’incirca la stessa struttura settoriale dell’indice. Il paniere risultante contiene quindi anche settori a forte intensità di emissioni, rappresentati dalle società che quella metodologia giudica migliori tra i concorrenti diretti.

La conseguenza pratica disorienta chi si aspettava un altro esito. Una raffineria può comparire in un fondo che si presenta come sostenibile perché è confrontata con altre raffinerie, non con una società di software. Chi voleva evitare l’esposizione a quel settore non ottiene quello che cercava, pur avendo comprato un prodotto che dichiara un obiettivo di sostenibilità.

C’è un secondo effetto meno visibile: il criterio dipende interamente dal punteggio usato per ordinare le società, e i punteggi disponibili non concordano tra loro. Cambiando fornitore cambia la graduatoria interna a ogni settore, e quindi il paniere. Chi sceglie questo approccio compra anche la metodologia di un fornitore, che spesso compare solo nel prospetto.

I fondi costruiti intorno a un solo tema

File ordinate di pannelli solari in un impianto a terra con colline sullo sfondo

Il terzo approccio non filtra un universo esistente, ne definisce uno nuovo. Si stabilisce un ambito di attività — energia da fonti rinnovabili, efficienza idrica, economia circolare, mobilità elettrica — e si comprano le società che vi operano oltre una quota minima di ricavi. Tutto il resto resta fuori, comprese società con ottime pratiche ambientali che semplicemente fanno altro.

Il portafoglio che ne esce ha caratteristiche precise e va conosciuto per quello che è: un numero di posizioni ridotto, una concentrazione settoriale e spesso geografica alta, un peso significativo su società di dimensioni medie e piccole, un andamento che si stacca dall’indice generale in entrambe le direzioni. Non è un difetto del prodotto, è la sua natura.

Va verificato anche come è definito il tema, perché la definizione decide il paniere. «Società attive nella transizione energetica» può includere il produttore di turbine, il gestore di rete e la società di ingegneria che costruisce gli impianti. Definito in senso ampio, il tema ricostruisce un portafoglio quasi generalista; in senso stretto produce un paniere molto concentrato. Il criterio esatto sta nella politica di investimento, insieme alla soglia di ricavi richiesta, come mostra il confronto tra prodotti quotati con impostazioni diverse.

Tre approcci sugli stessi settori

La tabella mette i tre metodi davanti agli stessi settori e mostra dove finiscono. Non è una classifica: descrive esiti, e serve a capire quale esito corrisponde a quello che si aveva in mente.

Settore Elenco di esclusioni Migliore del settore Tema unico
Petrolio e gas Escluso in molti elenchi, non in tutti Presente, con i nomi meglio valutati Assente, salvo divisioni dedicate
Servizi di pubblica utilità Presente sotto la soglia sul carbone Presente, con peso rilevante Presente solo se attinente al tema
Estrazione mineraria Escluso se carbone termico Presente con i produttori meglio valutati Presente se fornisce materiali per la transizione
Tecnologia Presente Presente, spesso con peso alto Presente solo per le attività attinenti
Banche e assicurazioni Presente, salvo esclusioni su condotte Presente, spesso con peso alto Quasi sempre assente
Tabacco e armamenti Assente Assente nella maggior parte delle metodologie Assente

Le tre colonne descrivono portafogli che non si possono confrontare sulla stessa riga, perché non sono esposti alle stesse cose. Mettere un fondo tematico accanto a uno costruito per esclusioni significa affiancare un paniere concentrato su pochi settori a uno quasi generalista.

Dove finiscono le società energetiche

È il caso che rende evidente la differenza, ed è anche quello su cui si concentrano le contestazioni pubbliche. Un produttore di energia elettrica con una quota consistente di generazione da fonti rinnovabili e una quota residua da fonti fossili può stare in tutti e tre i panieri o in nessuno, a seconda di dove è fissata la soglia e di quale grandezza viene misurata.

Le grandezze possibili sono almeno tre e non danno lo stesso risultato: la quota di ricavi che proviene dalle fonti fossili, la quota di capacità installata, la quota di produzione effettiva. Un operatore può avere una capacità rinnovabile prevalente e una produzione fossile prevalente, perché gli impianti termici lavorano più ore all’anno. Il criterio scelto decide l’esito, e non è un dettaglio contabile.

Chi vuole verificare non deve cercare il giudizio, deve cercare la grandezza. La quota di produzione per fonte è pubblicata nella rendicontazione annuale di queste società, insieme alla capacità installata e ai piani di investimento. Quei prospetti dicono più di qualsiasi etichetta apposta al fondo che le contiene.

Gli effetti collaterali che nessuno dichiara in copertina

Il primo riguarda la dimensione delle società. Molti criteri richiedono dati che solo le imprese sopra una certa taglia pubblicano con regolarità: il paniere finisce così per spostarsi verso le società grandi, non perché siano più virtuose ma perché sono più documentate. È un effetto meccanico e va contato quando si guarda la composizione.

Il secondo riguarda la geografia. Gli obblighi di rendicontazione non sono uniformi, e un criterio che richiede dati completi pesa di più sulle aree dove quei dati esistono: un fondo globale con un filtro severo può risultare più concentrato su Europa e Nord America del suo indice di riferimento.

Il terzo riguarda i costi. Un filtro che ricalcola l’universo con frequenza elevata comporta più operazioni, e le operazioni hanno un costo che resta dentro il prodotto: oltre alla commissione dichiarata va guardata la frequenza di ribilanciamento indicata nella metodologia dell’indice replicato. È una voce che incide sul risultato netto, come mostra il confronto tra costi e risultato nei fondi etici.

Come si legge l’elenco delle posizioni

La composizione effettiva è l’unico controllo che non dipende da come il prodotto si racconta. Servono due documenti: l’elenco delle posizioni e la sezione del prospetto che descrive la politica di investimento.

  1. Scarica l’elenco completo, non le prime dieci posizioni della scheda commerciale.
  2. Somma i pesi per settore e confronta la struttura con quella dell’indice generale della stessa area.
  3. Cerca i settori che ti aspettavi assenti e verifica se ci sono, e con quale peso.
  4. Apri la politica di investimento e individua la frase che descrive il filtro, di solito lunga poche righe.
  5. Annota le soglie: la percentuale di ricavi oltre la quale un’attività fa scattare l’esclusione.
  6. Verifica chi fornisce i dati su cui il filtro lavora, e se il prodotto ne nomina più di uno.

Il passaggio più informativo è il terzo. La distanza tra ciò che ci si aspettava di non trovare e ciò che c’è davvero misura il fraintendimento, e in genere si chiarisce con la frase individuata al quarto passaggio, che era lì dall’inizio.

Che cosa resta da decidere a chi sceglie

Riconosciuto il criterio, la decisione torna dov’era: dipende da che cosa si vuole ottenere. Chi non vuole possedere certe attività cerca un elenco di esclusioni e ne verifica le soglie. Chi vuole restare esposto a tutto il mercato con una selezione interna ai settori guarda i metodi del secondo tipo, e chiede quale fornitore di dati li alimenta. Chi cerca esposizione a un fenomeno specifico guarda i prodotti tematici e ne accetta la concentrazione.

Le tre strade possono anche convivere in un portafoglio, purché si sappia quale ruolo svolge ciascun pezzo. Il problema nasce quando si sommano tre prodotti che dichiarano lo stesso obiettivo credendo di diversificare, e ci si ritrova con tre panieri che si sovrappongono su un solo settore oppure che si annullano a vicenda rispetto all’intenzione iniziale.

Va detto senza ambiguità: niente di quanto scritto qui indica quali strumenti acquistare o evitare, né afferma che un criterio renda più di un altro. Serve a capire che cosa contiene ciò che si sta guardando. Le scelte di portafoglio dipendono da obiettivi, orizzonte e tolleranza al rischio personali, e vanno valutate su quella base, se necessario con un professionista abilitato. In Italia i registri degli operatori e le regole di trasparenza fanno capo alla Consob.

Domande frequenti

Come si capisce in fretta quale filtro usa un fondo?

Nel prospetto, nella sezione dedicata alla politica di investimento, cercando parole come «esclude», «soglia», «universo» e «migliori della categoria». La descrizione del filtro occupa in genere da tre a dieci righe ed è formulata in modo operativo. La scheda commerciale di due pagine quasi mai la riporta, perché sceglie di descrivere l’obiettivo invece del metodo.

Un elenco di esclusioni lungo rende il fondo più selettivo?

Non necessariamente. Contano le soglie, non il numero di voci. Un elenco con quindici categorie e soglie fissate a livelli molto permissivi può togliere dall’universo meno società di un elenco con tre categorie e soglie strette. La lunghezza dell’elenco è la prima cosa che si vede ed è tra le meno informative.

Perché due fondi con lo stesso indice di riferimento hanno panieri diversi?

Perché l’indice di riferimento citato nella documentazione può essere un semplice termine di paragone per la misurazione del risultato, non l’insieme da cui il paniere viene estratto. Un prodotto può confrontarsi con un indice generale e costruire il portafoglio con regole proprie. Vale la pena distinguere l’indice usato per il confronto da quello effettivamente replicato.

Il criterio applicato può cambiare dopo la sottoscrizione?

Le modifiche alla politica di investimento seguono una procedura formale e vengono comunicate ai partecipanti, con i tempi previsti dalla normativa. Cambiano più spesso, e in modo meno visibile, le metodologie dei fornitori di dati e degli indici replicati: una revisione può modificare il paniere senza che il prospetto cambi di una virgola.

La conclusione operativa sta in una domanda sola, da farsi prima di guardare qualsiasi risultato: quale regola ha costruito questo paniere. Se la risposta non si trova in due minuti nei documenti, la risposta è che il prodotto non la sta dicendo, ed è già un’informazione.