Quali numeri chiedere su un impianto fotovoltaico ancora in raccolta

Operai al lavoro sul montaggio di pannelli solari sulla copertura di un edificio industriale

Una scheda di raccolta per un impianto sul tetto di un capannone occupa mezza pagina e contiene tre numeri: la potenza in kilowatt, il tasso annuo offerto e la durata in mesi. Sotto, due fotografie di pannelli e una descrizione dei benefici ambientali dell’operazione. Nient’altro.

Da quei tre numeri non si ricava niente di utile. La potenza dice quanto l’impianto può produrre nell’istante migliore, non quanto produrrà in un anno. Il tasso dice quanto viene offerto, non da dove escono i soldi per pagarlo. La durata dice quando il capitale dovrebbe rientrare, non chi lo restituirà.

I numeri che permettono una valutazione sono altri sei, stanno tutti nella documentazione allegata quando c’è, e si chiedono all’operatore quando manca. Quello che segue percorre un caso tipico, costruito su una situazione ricorrente e non su una campagna specifica, e mostra a quale domanda serve ciascun numero.

I sei numeri da avere prima di decidere

  • Producibilità annua: quanta energia l’impianto genera in un anno, e con quale metodo è stata stimata.
  • Ore equivalenti: il rapporto che permette un controllo immediato di plausibilità.
  • Prezzo dell’energia: a chi viene venduta e a quale valore, per quanti anni.
  • Solidità dell’ospitante: chi paga, e che cosa dicono i suoi ultimi bilanci.

Una scheda di raccolta con tre numeri e nessuna fonte

Il caso è ricorrente: potenza di alcune centinaia di kilowatt, installazione su una copertura industriale, energia destinata in larga parte all’autoconsumo dell’impresa che occupa l’edificio, prestito con durata di alcuni anni e rimborso periodico. La forma dell’operazione è ordinaria e non ha nulla di anomalo.

Quello che manca nella scheda è il collegamento tra i numeri. Perché il tasso offerto sia sostenibile, l’impianto deve generare un flusso di cassa sufficiente a coprire il rimborso, la gestione, l’assicurazione e il margine del promotore. Quel flusso dipende da quanta energia viene prodotta e a quale valore viene ceduta, cioè esattamente dalle due grandezze che la scheda non riporta.

La domanda giusta non è quindi se il tasso sia alto o basso, ma se i numeri che lo generano esistano da qualche parte. Quando esistono, sono verificabili in mezz’ora. Quando non esistono, il tasso è un’affermazione, e nessun confronto tra affermazioni produce informazione.

La producibilità stimata, e da dove viene il numero

Quadro elettrico con inverter e cavi installato lungo la parete esterna di un capannone
Deepanshu.sr9 / CC BY-SA 4.0

La producibilità è la quantità di energia che l’impianto genera in un anno, espressa in chilowattora. È il numero da cui discende tutto il resto, e va accompagnata dal metodo con cui è stata calcolata.

Una stima seria dichiara almeno cinque elementi: la posizione precisa del sito, l’orientamento e l’inclinazione delle superfici, l’irraggiamento medio assunto, le perdite di sistema considerate e la presenza di ombreggiamenti. Esistono strumenti di calcolo pubblici, tra cui quello messo a disposizione dalla Commissione europea, che restituiscono una stima a partire dalle coordinate geografiche e dalle caratteristiche dell’impianto.

Il controllo da fare è semplice: si prendono i dati dichiarati, si inseriscono nello strumento pubblico e si confronta il risultato con quello della scheda. Uno scostamento contenuto è normale, perché i metodi differiscono. Uno scostamento ampio verso l’alto è il primo segnale che le ipotesi sottostanti sono state scelte con generosità.

Va anche verificato se la stima è riferita all’energia prodotta o a quella effettivamente immessa e valorizzata, che è inferiore. Le due grandezze compaiono spesso con lo stesso nome, e la differenza tra le due si riflette per intero sul flusso di cassa disponibile per il rimborso.

Ore equivalenti: il controllo di plausibilità più rapido

Le ore equivalenti sono il rapporto tra l’energia annua prodotta e la potenza installata. Si ottengono con una divisione e restituiscono un numero confrontabile tra impianti di dimensione diversa, che è precisamente ciò che serve a chi legge una scheda senza competenze tecniche.

Il valore atteso dipende dalla latitudine, dall’esposizione e dalla qualità dell’installazione, e varia in modo sensibile lungo la penisola. Non esiste quindi una soglia unica valida ovunque, ma esiste un intervallo ragionevole per ciascuna area, ricavabile dagli stessi strumenti pubblici usati per la verifica precedente.

L’utilità del rapporto sta nel fatto che rende visibile ciò che la produzione assoluta nasconde. Una stima che, divisa per la potenza, restituisce un valore superiore a quello raggiungibile in quella zona è incoerente a prescindere da come sia stata costruita, e la verifica costa trenta secondi con una calcolatrice.

Il degrado annuo, quasi sempre omesso

I moduli fotovoltaici perdono efficienza con il tempo. La perdita è graduale, prevedibile e dichiarata dai produttori in una garanzia di prestazione che indica quale percentuale della potenza iniziale è assicurata dopo un certo numero di anni.

Molte proiezioni presentate nelle raccolte assumono una produzione costante per tutta la durata dell’operazione. Su un orizzonte breve l’effetto è modesto, su un orizzonte lungo diventa una sovrastima progressiva che si accumula anno dopo anno. Il piano finanziario corretto applica un coefficiente di riduzione annuo alla produzione stimata, e dichiara quale coefficiente ha usato.

La domanda da porre è quindi diretta: quale degrado annuo è stato considerato nel piano, e su quale documento del produttore si basa. Se la risposta è che non è stato considerato, il flusso di cassa degli ultimi anni è più ottimista di quanto la documentazione lasci intendere, e va ricalcolato prima di decidere.

A chi viene venduta l’energia prodotta

Questa è la domanda che separa le operazioni valutabili da quelle che non lo sono, perché determina chi produce il denaro con cui il prestito verrà rimborsato.

Le configurazioni ricorrenti sono tre. Nella prima l’energia viene consumata da un’impresa che occupa l’edificio, che paga il gestore dell’impianto sulla base di un contratto pluriennale: il flusso dipende dalla continuità dell’attività di quell’impresa. Nella seconda l’energia viene immessa in rete e valorizzata secondo meccanismi regolati: il flusso dipende dal valore riconosciuto e dalle regole vigenti. Nella terza si combinano le due, con una quota autoconsumata e un’eccedenza ceduta.

Le condizioni economiche dei meccanismi di ritiro e valorizzazione dell’energia immessa in rete sono definite da provvedimenti pubblici, consultabili sul sito dell’autorità di regolazione. È materiale tecnico ma navigabile, e permette di verificare se le ipotesi di prezzo del piano appartengono al mondo reale o a una proiezione ottimistica.

Il caso peggiore per chi legge non è una configurazione piuttosto che un’altra: è la scheda che non dichiara quale delle tre si applica. Senza quella informazione non si può nemmeno formulare la domanda successiva, che riguarda la controparte.

Il contratto di vendita: durata, prezzo, controparte

Quando l’energia è venduta a un soggetto determinato, il contratto che regola la vendita è il documento più importante dell’intera operazione, più della relazione tecnica sull’impianto.

Vanno estratti quattro elementi. La durata, che va confrontata con quella del prestito: se il contratto scade prima, gli ultimi anni del piano poggiano su un rinnovo che nessuno ha ancora firmato. Il prezzo e il suo meccanismo di aggiornamento, perché un prezzo fisso e un prezzo indicizzato producono flussi molto diversi. Le condizioni di recesso, cioè in quali casi la controparte può uscire e con quale preavviso. E le garanzie previste in caso di mancato pagamento.

La domanda finale su questo blocco è la più scomoda e va posta esplicitamente: che cosa succede al piano di rimborso se il contratto di vendita viene meno a metà percorso. Una risposta articolata indica che il caso è stato considerato; una risposta rassicurante e generica indica che non lo è stato.

Chi ospita l’impianto, e per quanto tempo

Capannone industriale con tetto ampio e piazzale asfaltato visto dall'esterno

L’impianto sta su un immobile che appartiene a qualcuno, e il diritto a tenerlo lì deriva da un contratto: una locazione della copertura, un diritto di superficie, un accordo che accompagna la fornitura di energia. Anche questo documento ha una durata, e anche questa durata va confrontata con quella del prestito.

Il caso problematico è quello in cui il titolo scade prima della fine dell’operazione. In quella situazione la continuità dipende da un rinnovo, e il rinnovo dipende dalla volontà di un soggetto che a quel punto ha un potere negoziale molto forte. Va verificato se esistono clausole di rinnovo automatico e a quali condizioni.

Il secondo elemento riguarda il trasferimento dell’immobile. Se l’edificio viene venduto, il diritto sull’impianto segue o va rinegoziato con il nuovo proprietario. La risposta dipende dalla forma giuridica scelta e dalle formalità eseguite, e cambia in modo sostanziale la solidità dell’operazione.

La solidità dell’ospitante si legge nei bilanci depositati

Quando il flusso di cassa dipende dai pagamenti di un’impresa, quella impresa è il vero debitore economico, indipendentemente da chi firmi il contratto di prestito. Valutarla è quindi parte della valutazione dell’operazione, non un approfondimento facoltativo.

I bilanci delle società di capitali sono depositati e accessibili a chiunque. Bastano tre esercizi e quattro grandezze: l’andamento del fatturato, il risultato d’esercizio, il patrimonio netto e la posizione debitoria. Un’impresa in contrazione da tre anni non è necessariamente un problema, ma è un’informazione che cambia la lettura dell’intera raccolta.

Vanno inoltre verificati due elementi non contabili: da quanto tempo la società esiste e se ha cambiato oggetto sociale di recente. Una storia breve non è una colpa, ma non permette alcuna verifica, ed è la situazione in cui il rendimento offerto tende a essere più alto proprio perché il rischio non è misurabile. Il quadro delle regole che disciplinano queste raccolte e i registri degli operatori autorizzati sono consultabili presso la Consob.

I numeri da chiedere su un impianto fotovoltaico in crowdfunding

La tabella raccoglie le informazioni minime per valutare un impianto fotovoltaico in crowdfunding, con la fonte in cui cercarle e il motivo per cui servono.

Informazione Dove si trova A che cosa serve
Producibilità annua stimata Relazione tecnica o piano finanziario È la base di tutto il flusso di cassa
Ore equivalenti Si calcola dividendo per la potenza Controllo immediato di plausibilità
Degrado annuo assunto Ipotesi del piano finanziario Verifica gli ultimi anni della proiezione
Prezzo e destinazione dell’energia Contratto di vendita o descrizione della configurazione Dice chi paga e con quale certezza
Durata del contratto di vendita Contratto o sintesi nella documentazione Va confrontata con la durata del prestito
Titolo sull’immobile e sua scadenza Contratto di locazione o diritto di superficie Continuità dell’impianto nella posizione attuale
Bilanci del soggetto ospitante Registro pubblico delle imprese Solidità di chi genera i pagamenti
Autorizzazioni e connessione Documentazione amministrativa allegata Verifica che l’impianto possa entrare in esercizio

Quando quattro righe su otto restano vuote dopo aver letto tutto il materiale disponibile e aver scritto all’operatore, la valutazione non è possibile. Non significa che l’operazione sia cattiva: significa che non è valutabile, che è una conclusione diversa e altrettanto operativa.

Autorizzazioni, connessione e assicurazione

Un impianto non entra in esercizio perché è stato costruito, ma perché ha completato un percorso amministrativo. Il tipo di titolo richiesto dipende dalla taglia, dalla collocazione e dai vincoli del sito, e va dalla semplice comunicazione a procedure più articolate.

Il documento decisivo è però un altro: l’accettazione del preventivo di connessione da parte del gestore di rete, con i tempi previsti per la realizzazione dei lavori. Un impianto autorizzato ma non connesso non produce ricavi, e i ritardi sui lavori di connessione sono una delle cause più frequenti di slittamento del calendario, con effetti diretti sulla data del primo rimborso.

Vanno infine cercate due coperture. L’assicurazione dell’impianto contro danni ed eventi atmosferici, con l’indicazione di che cosa copre e con quali franchigie. E il contratto di gestione e manutenzione, che stabilisce chi interviene in caso di guasto e con quali tempi: un impianto fermo per settimane non produce, e questo si riflette sul flusso previsto.

Che cosa succede se la produzione è più bassa del previsto

È l’ipotesi che la documentazione affronta meno di tutte, e vale la pena porla in modo diretto perché la risposta rivela come è costruita l’operazione.

Il piano finanziario dovrebbe contenere un margine tra il flusso generato dall’impianto e l’importo necessario a coprire il rimborso. Quel margine è la misura di quanta produzione in meno l’operazione può assorbire prima di andare in difficoltà. Un piano che lo dichiara e lo quantifica ha considerato il problema; un piano che presenta una sola proiezione, senza alcuno scenario alternativo, sta descrivendo l’unico caso in cui tutto funziona.

Le cause di produzione inferiore sono ordinarie e non straordinarie: un’annata con irraggiamento sotto la media, un guasto all’inverter, un periodo di distacco dalla rete, uno sporcamento delle superfici non rimosso in tempo. Nessuna di queste è imprevedibile, e tutte compaiono nella vita di un impianto pluriennale.

Va ricordato in modo esplicito che questo articolo descrive un metodo di lettura della documentazione e non contiene alcuna indicazione di adesione a raccolte specifiche né alcuna previsione sui rendimenti: le operazioni di questo tipo comportano il rischio di perdere in tutto o in parte il capitale versato, non sono coperte da sistemi di garanzia e vanno valutate sulla propria situazione, se necessario con un professionista abilitato. Il quadro d’insieme del settore è ricostruito in come il finanziamento partecipativo sta cambiando i progetti ambientali.

Domande frequenti

Una potenza più alta significa un progetto migliore?

No, indica soltanto una dimensione maggiore. La grandezza che conta è la produzione annua attesa in rapporto alla potenza, perché due impianti della stessa taglia collocati in posizioni o con esposizioni diverse generano quantità di energia diverse. Un impianto più piccolo e ben esposto può avere un profilo di flusso più regolare di uno grande e mal orientato.

Che cosa fare se il piano finanziario non è disponibile?

Si chiede all’operatore, per iscritto, e si valuta anche la risposta oltre al contenuto. La documentazione informativa prevista dalle regole applicabili contiene un insieme minimo di elementi, e una raccolta che non li rende disponibili prima dell’adesione va trattata come non valutabile, indipendentemente da quanto sia convincente la presentazione.

L’autoconsumo di un’impresa è più sicuro della vendita in rete?

Sposta il rischio, non lo elimina. Con l’autoconsumo il prezzo è definito da un contratto e quindi più prevedibile, ma tutto dipende dalla continuità di una sola impresa. Con la cessione in rete la controparte è più solida ma il valore riconosciuto varia secondo i meccanismi vigenti. La domanda utile è quale dei due rischi si è in grado di valutare con i documenti disponibili.

Le certificazioni ambientali del progetto contano nella valutazione?

Riguardano un aspetto diverso da quello finanziario e non vanno usate come indicatore di solidità. Un progetto con un impatto ambientale positivo può avere un piano finanziario fragile, e i due giudizi vanno formulati separatamente, con documenti diversi, senza che il primo influenzi il secondo.

Come si verifica che l’impianto sia stato davvero realizzato?

Attraverso gli aggiornamenti periodici che l’operatore dovrebbe pubblicare dopo la chiusura della raccolta, e attraverso i dati di produzione, che molti gestori rendono disponibili con cadenza mensile. La presenza o l’assenza di questi aggiornamenti nelle campagne precedenti dello stesso promotore è una delle poche verifiche possibili prima di versare, e si fa scorrendo lo storico della piattaforma, come mostrano le esperienze raccolte in chi ha seguito progetti fino alla fine.

Sei numeri, mezz’ora di lavoro e una domanda scritta all’operatore. Chi li raccoglie prima di aderire non ottiene la certezza che l’operazione vada bene, ma smette di scegliere tra tassi, e comincia a scegliere tra progetti di cui sa come funzionano, come indicato anche nel quadro delle iniziative nel settore delle rinnovabili.