Auto o abbonamento, il conto si fa al chilometro

Tram giallo in transito lungo una via cittadina con binari e edifici sullo sfondo

Un abbonamento annuale al trasporto pubblico ha un prezzo scritto sul titolo di viaggio. L’auto no: ha un pieno ogni due settimane, un’assicurazione a settembre, un tagliando quando lo dice il libretto e una perdita di valore che non compare in nessun estratto conto. Il confronto tra i due, fatto a memoria, finisce quasi sempre nello stesso modo.

Il problema non è che l’auto costi troppo o troppo poco. È che il suo costo arriva in una decina di momenti diversi nell’arco dell’anno, mentre l’alternativa arriva tutta insieme. Il cervello confronta un numero visibile con una somma di numeri sparsi, e la somma sparsa perde sempre.

Il rimedio è ridurre entrambi alla stessa unità di misura: quanto costa percorrere un chilometro. È un’operazione da un’ora, va rifatta ogni due o tre anni, e produce un risultato che non dipende da opinioni sulla mobilità ma dalla percorrenza reale di chi la calcola.

Il conto in breve

  • Materiale: due anni di ricevute, il libretto di circolazione, l’ultimo estratto conto.
  • Tempo: un’ora la prima volta, venti minuti gli anni successivi.
  • La voce che decide: l’ammortamento, cioè la perdita di valore, non il carburante.
  • Il numero finale: euro per chilometro, da confrontare con il costo dell’alternativa sulla stessa percorrenza.

Il canone dell’abbonamento è un numero, il costo dell’auto no

Le spese dell’auto hanno tre caratteristiche che le rendono difficili da percepire. Sono frammentate in molti pagamenti piccoli, hanno cadenze diverse tra loro, e la voce più pesante non genera mai un pagamento: si materializza solo il giorno in cui il veicolo viene venduto.

A questo si aggiunge un effetto di attribuzione. Il pieno viene associato al viaggio che si sta facendo, la revisione a un obbligo burocratico, la gomma nuova a un imprevisto. Nessuna di queste voci viene mentalmente attribuita alla decisione di possedere un’auto, che è invece la decisione che le genera tutte.

Ridurre tutto a un costo per chilometro non serve a dimostrare qualcosa: serve a rendere confrontabili due alternative che oggi vengono valutate con strumenti diversi. Il numero che esce può benissimo dare ragione all’auto, e in molte situazioni lo fa.

Le sette voci che compongono il costo annuo di un’auto

Qualunque conto sull’automobile si riduce a sette famiglie di spesa. Tutto il resto sono sottoinsiemi.

  • Ammortamento: la perdita di valore del veicolo nel periodo considerato.
  • Assicurazione: responsabilità civile obbligatoria e garanzie facoltative sottoscritte.
  • Tassa di possesso: dovuta per il fatto di essere proprietari, indipendentemente dall’uso.
  • Revisione e controlli: la verifica periodica obbligatoria e gli interventi che ne derivano.
  • Manutenzione: tagliandi programmati, pneumatici, freni, sostituzioni non programmate.
  • Carburante o energia: il consumo effettivo, calcolato sulla percorrenza reale.
  • Sosta e pedaggi: parcheggio, permessi, autostrade, accessi a zone limitate.

Le prime quattro sono costi fissi: si pagano anche se il veicolo resta fermo per un anno intero. Le ultime tre sono variabili e crescono con i chilometri. La distinzione è la chiave dell’intero calcolo, perché spiega perché il costo per chilometro cambia tanto al variare della percorrenza.

L’ammortamento è la voce più grande e la meno visibile

Piazzale di vendita con automobili usate allineate e cartellini sui parabrezza
293.xx.xxx.xx / CC BY-SA 3.0

Un’auto vale meno ogni anno che passa, e quella differenza è una spesa a tutti gli effetti, anche se non genera un bonifico. Chi la ignora ottiene un costo per chilometro che può essere la metà di quello reale, ed è l’errore che rende quasi tutti i confronti casalinghi inutilizzabili.

Il calcolo si fa in tre passaggi. Si prende il valore di acquisto, si stima il valore di rivendita alla fine del periodo di possesso previsto, e si divide la differenza per gli anni di quel periodo. La stima del valore residuo si ricava osservando le richieste per veicoli dello stesso modello, età e percorrenza sui canali di vendita tra privati, che sono pubblici e consultabili in mezz’ora.

Due cose vanno tenute presenti. La perdita di valore non è lineare: è concentrata nei primi anni e si appiattisce col tempo, quindi un veicolo acquistato usato ha un ammortamento annuo molto più basso a parità di tutto il resto. E la percorrenza influisce sul valore residuo, quindi chi percorre molti chilometri sostiene un ammortamento maggiore, non soltanto più carburante.

Per chi possiede il veicolo da molti anni e prevede di tenerlo fino alla fine della sua vita utile, l’ammortamento residuo diventa piccolo. È la ragione per cui un’auto vecchia e funzionante ha spesso un costo per chilometro competitivo, nonostante consumi e manutenzioni superiori.

Assicurazione, tassa di possesso e revisione corrono anche da ferma

L’assicurazione per la responsabilità civile è obbligatoria per i veicoli che circolano, e il premio si conosce con precisione perché è scritto sulla polizza. Vanno sommate le garanzie facoltative sottoscritte, che fanno parte del costo di possesso anche quando non vengono mai utilizzate.

La tassa automobilistica è dovuta per il possesso e dipende da caratteristiche tecniche del veicolo e dalla regione di residenza, con esenzioni e riduzioni previste in alcuni casi. Non dipende dall’uso: un veicolo che percorre duemila chilometri all’anno paga come uno che ne percorre trentamila.

La revisione periodica ha una scadenza fissa, con una prima verifica dopo alcuni anni dall’immatricolazione e controlli successivi a cadenza regolare. Il costo è modesto, ma va contato insieme agli interventi che rende necessari: è l’occasione in cui i problemi rinviati diventano obbligatori.

Queste tre voci, sommate, costituiscono una base annua che si paga a prescindere. Su una percorrenza bassa possono da sole superare tutto il resto, ed è il motivo per cui un’auto usata poco è la configurazione più costosa in assoluto per chilometro percorso.

Manutenzione ordinaria e straordinaria, contate su tre anni

La manutenzione va calcolata su un periodo lungo, perché su un anno singolo il risultato è casuale: un anno senza interventi dà un numero irrealisticamente basso, un anno con una sostituzione importante ne dà uno gonfiato.

Il metodo è sommare tutte le spese di officina, gommista ed elettrauto degli ultimi tre anni e dividere per tre. Nella somma vanno inclusi i pneumatici, che hanno una durata pluriennale e vengono spesso dimenticati proprio perché non ricorrono ogni anno, e i liquidi e i piccoli materiali acquistati a parte.

Chi non ha tre anni di storico costruisce la stima dal piano di manutenzione programmata del veicolo, aggiungendo una quota per l’imprevisto che cresce con l’età: è la variabile che rende più incerto il conto di un’auto molto vecchia.

Va ricordato che la manutenzione dipende in parte dalla percorrenza e in parte dal tempo. Alcuni interventi sono legati ai chilometri, altri all’anzianità dei componenti, e questo significa che ridurre l’uso non riduce la spesa in proporzione.

Carburante o energia: il consumo reale non è quello dichiarato

Il consumo da usare nel calcolo è quello effettivamente registrato, non quello dichiarato per il modello. Si ricava con un’operazione elementare: si annota il chilometraggio a ogni rifornimento per qualche mese, si sommano le quantità acquistate e si divide per i chilometri percorsi nello stesso intervallo.

La differenza tra il valore reale e quello dichiarato è quasi sempre significativa e dipende dal tipo di percorso. Un uso prevalentemente urbano, con partenze a motore freddo e percorsi brevi, produce consumi molto più alti di un uso extraurbano regolare. Chi calcola sul dato dichiarato sottostima proprio nella configurazione in cui l’alternativa del trasporto pubblico è più praticabile.

Per i veicoli elettrici il ragionamento è identico ma cambia l’unità: si conta l’energia prelevata, distinguendo tra ricarica domestica e ricarica pubblica, perché i prezzi al chilowattora dei due canali sono diversi. La proporzione tra i due canali va stimata sull’uso reale e non sull’intenzione. L’andamento dei prezzi dei beni energetici e dei servizi di trasporto è rilevato periodicamente dall’Istat, ed è la fonte da usare per aggiornare le ipotesi invece di affidarsi alla memoria.

Il parcheggio è una voce, non un dettaglio

Corsia di un parcheggio sotterraneo con posti numerati e illuminazione al soffitto
Xnatedawgx / CC BY-SA 4.0

La sosta è la voce che viene omessa più spesso e che in alcune situazioni supera il carburante. Va contata in tutte le forme in cui si presenta: il posto auto in affitto o le spese condominiali attribuite al box, il permesso per la sosta residenziale, la sosta a pagamento durante gli spostamenti, il parcheggio nel luogo di lavoro.

Chi possiede il box di proprietà tende a considerarlo gratuito. Non lo è: quello spazio ha un valore che potrebbe essere realizzato o utilizzato diversamente, e ignorarlo introduce nel conto un beneficio implicito che l’alternativa non riceve. Un modo semplice per tenerne traccia è attribuirgli il canone che si otterrebbe affittandolo.

Vanno aggiunti pedaggi, traghetti se ricorrenti e costi di accesso alle zone a traffico limitato delle città in cui ci si sposta abitualmente: spese che quasi nessuno associa al possesso del veicolo.

Come si calcola il costo al chilometro

La formula del costo al chilometro è una divisione, e tutto il lavoro sta nel numeratore.

  1. Somma le quattro voci fisse dell’anno: ammortamento, assicurazione, tassa di possesso, revisione con i relativi interventi.
  2. Somma le tre voci variabili: manutenzione media su tre anni, carburante o energia, sosta e pedaggi.
  3. Ricava la percorrenza annua reale dalla differenza tra due letture del contachilometri a dodici mesi di distanza.
  4. Somma le due categorie e dividi per la percorrenza annua. Il risultato è il costo pieno per chilometro.
  5. Calcola a parte il costo variabile per chilometro, dividendo solo le tre voci variabili per la stessa percorrenza.
  6. Costruisci il costo dell’alternativa sulla stessa percorrenza, includendo tutto ciò che serve per coprirla davvero.
  7. Confronta i due totali annui, non i due costi per chilometro, perché è il totale che esce dal conto corrente.

Il quinto passaggio serve per una decisione diversa e altrettanto frequente: se l’auto c’è già e non si può eliminare, la scelta tra usarla o lasciarla ferma si fa sul costo variabile, perché quello fisso si paga comunque. Sono due domande distinte e vanno tenute separate, altrimenti il conto porta a conclusioni sbagliate in entrambe le direzioni.

La percorrenza annua ribalta il risultato

La tabella mostra come si comporta lo stesso veicolo su tre percorrenze diverse. I valori sono scelti per rendere leggibile il meccanismo e non rappresentano una rilevazione di mercato: quello che conta è il rapporto tra le colonne, non i numeri in sé.

Voce annua 5.000 km 12.000 km 25.000 km
Ammortamento 1.400 1.600 2.000
Assicurazione 520 520 560
Tassa di possesso e revisione 230 230 230
Manutenzione 320 520 900
Carburante o energia 380 900 1.850
Sosta e pedaggi 600 700 950
Totale annuo 3.450 4.470 6.490
Costo per chilometro 0,69 0,37 0,26

La riga finale contiene tutta l’informazione. Il costo per chilometro si dimezza passando da cinquemila a dodicimila chilometri, non perché l’auto sia diventata economica, ma perché la stessa base fissa viene distribuita su più chilometri. Il totale annuo, intanto, è salito di mille euro.

Da qui discende la conclusione più utile del calcolo: chi percorre pochi chilometri paga tantissimo per ciascuno e poco in totale, chi ne percorre molti paga poco per ciascuno e molto in totale. Confrontare due situazioni usando solo il costo per chilometro, senza guardare il totale, porta a decisioni sbagliate.

Che cosa comprende un abbonamento e che cosa resta fuori

L’abbonamento ha un prezzo dichiarato, ma il costo della soluzione alternativa non coincide con quel prezzo. Vanno aggiunte le spese che restano scoperte: i biglietti per le tratte non incluse, i collegamenti per raggiungere le fermate, il servizio a chiamata per gli orari in cui il trasporto non opera, il noleggio per gli spostamenti che il mezzo pubblico non copre.

Va aggiunto anche il tempo, che non è denaro in senso stretto ma è una risorsa scarsa e va almeno annotata. Un percorso che richiede quaranta minuti in più al giorno costa, nell’arco di un anno lavorativo, un numero di ore che vale la pena scrivere accanto al risparmio, per decidere con entrambe le informazioni davanti.

Sul lato opposto vanno considerate le detrazioni previste per le spese di abbonamento al trasporto pubblico, che riducono il costo effettivo di una quota. La verifica va fatta sulle regole applicabili all’anno di riferimento e sui limiti di importo, prima di inserire il beneficio nel conto. Un inquadramento più ampio delle scelte di spostamento è nell’analisi sulle trasformazioni in corso nella mobilità.

I servizi condivisi e la soglia in cui l’auto torna a convenire

Fra il possesso e l’abbonamento esiste una fascia intermedia: noleggio a ore, noleggio a giorni, servizi con veicoli distribuiti in città. Hanno una tariffa che comprende carburante, assicurazione e manutenzione, e nessun costo fisso annuo.

La logica economica è opposta a quella dell’auto propria. Qui tutto è variabile: chi usa poco paga poco, chi usa molto paga tanto. Ne consegue che esiste una soglia di utilizzo oltre la quale il possesso torna a essere più conveniente, e quella soglia si ricava confrontando la tariffa oraria o giornaliera del servizio con il costo pieno annuo dell’auto diviso per gli utilizzi previsti.

La configurazione che regge meglio i conti in molte situazioni urbane è mista: abbonamento per gli spostamenti ricorrenti, servizio condiviso o noleggio per le occasioni che il mezzo pubblico non copre. Il conto va rifatto sulla propria percorrenza e sui propri orari, perché la disponibilità dei servizi cambia moltissimo da un luogo all’altro e una soluzione che funziona in una città non funziona a venti chilometri di distanza. Il criterio con cui una scelta quotidiana si riflette sui conti di casa è discusso in abitudini e bilancio familiare.

Domande frequenti

L’ammortamento va contato anche su un’auto già pagata?

Sì, perché continua a perdere valore ogni anno. Su un veicolo vecchio la perdita annua è però piccola in valore assoluto, e questo abbassa parecchio il costo per chilometro. È la ragione per cui sostituire un’auto funzionante con una nuova aumenta quasi sempre il costo di possesso, anche quando i consumi migliorano.

Come si stima il valore di rivendita senza essere del mestiere?

Si osservano le richieste per lo stesso modello, con età e percorrenza simili, sui canali di vendita tra privati, e si prende un valore leggermente inferiore alla media delle richieste, perché il prezzo di vendita effettivo è di norma più basso di quello esposto. È una stima approssimata, ma l’errore che introduce è molto minore di quello che si commette ignorando del tutto la voce.

Il conto cambia con un veicolo elettrico?

Cambia la ripartizione tra le voci, non la struttura del calcolo. In genere il costo dell’energia è inferiore a quello del carburante e la manutenzione ordinaria è più contenuta, mentre l’ammortamento e l’assicurazione possono essere superiori. Le sette voci restano le stesse e vanno riempite con i propri valori, perché la variabilità tra situazioni individuali è ampia.

Serve rifare il calcolo ogni anno?

Ogni due o tre anni è sufficiente, e comunque ogni volta che cambia qualcosa di strutturale: un trasferimento, un cambio di sede di lavoro, l’arrivo o l’uscita di una persona dal nucleo familiare, la sostituzione del veicolo. Sono questi eventi a spostare la percorrenza, ed è la percorrenza a spostare il risultato.

Che cosa succede se l’auto serve solo poche volte l’anno?

È la configurazione in cui il costo per chilometro raggiunge i valori più alti, perché la base fissa si distribuisce su pochissimi chilometri. In quel caso il confronto con noleggio o servizi condivisi va fatto sul numero di giorni di utilizzo effettivo dell’anno precedente, contati sul calendario e non a memoria, perché la memoria tende a moltiplicarli.

Il risultato di questo conto non è una posizione sulla mobilità, è un numero che prima non c’era. Chi lo scrive smette di confrontare un canone visibile con una spesa diffusa, e comincia a scegliere sapendo che cosa sta pagando, anche quando la risposta è che l’auto conviene. Le abitudini che riducono le spese ricorrenti seguono lo stesso principio descritto in gesti quotidiani e consumi.