Nella spesa energetica di una casa il riscaldamento occupa il primo posto e riceve tutta l’attenzione: si discute la temperatura, si programmano gli orari, si confrontano le offerte. La seconda voce, che nella maggior parte delle abitazioni è la produzione di acqua calda, non viene quasi mai toccata.
Il motivo è che non ha una manopola. Il riscaldamento ha un termostato in corridoio, con un numero visibile che invita a intervenire; l’acqua calda ha una regolazione nascosta dentro l’apparecchio, spesso dietro uno sportello, e la sua temperatura viene impostata una volta all’installazione e non viene più cambiata.
Eppure le variabili su cui agire sono poche, misurabili e quasi tutte gratuite. Riguardano la temperatura di accumulo, il funzionamento del ricircolo, l’isolamento delle tubazioni e la portata dei punti di prelievo. Quello che segue le esamina una per una, con l’ordine di intervento e il modo per verificare l’effetto.
Il quadro in breve
- Le quattro grandezze: volume prelevato, salto termico, perdite di distribuzione, rendimento di produzione.
- L’intervento a costo zero: la temperatura di accumulo e i tempi del ricircolo.
- Il limite da non superare: la soglia igienica sull’acqua accumulata.
- Come si misura: consumo estivo, quando il riscaldamento è spento.
La seconda voce della bolletta, senza una manopola che la governi
Il consumo per l’acqua calda ha una caratteristica che lo distingue dal riscaldamento: è distribuito su dodici mesi. Non si ferma d’estate, non dipende dal clima se non in misura ridotta, e non reagisce alle stagioni.
Questo produce due conseguenze. La prima è che un intervento su questa voce produce un beneficio che si ripete tutto l’anno, mentre un intervento sul riscaldamento agisce solo nei mesi freddi. La seconda è che il consumo estivo, quando l’impianto di riscaldamento è spento, offre una misura pulita di quanto pesa questa voce.
Chi vuole sapere quanto spende per l’acqua calda ha quindi un dato già disponibile: il consumo di gas o di elettricità nei mesi in cui il riscaldamento non funziona, al netto di cottura e altri usi. È una misura che non richiede strumenti aggiuntivi e che si legge sulle bollette che si hanno in casa.
Quanta energia consuma l’acqua calda sanitaria
L’energia necessaria per l’acqua calda sanitaria si ricava da una relazione elementare: dipende dal volume prelevato, dalla differenza tra la temperatura dell’acqua di rete e quella di utilizzo, e dal rendimento con cui quel calore viene prodotto e portato al rubinetto.
La prima grandezza è il volume. Dipende dal numero di persone e soprattutto dalle abitudini di prelievo: la doccia è la voce prevalente in quasi tutte le abitazioni, seguita dagli usi in cucina e in lavabo.
La seconda è il salto termico. L’acqua di rete arriva a una temperatura che varia con la stagione e con la zona, ed è più fredda in inverno: a parità di volume prelevato l’energia necessaria è quindi maggiore nei mesi freddi.
La terza è l’insieme delle perdite: quelle del generatore, quelle dell’accumulo se esiste, e quelle della distribuzione tra il punto di produzione e il rubinetto. Sono la parte su cui si interviene senza toccare le abitudini, e in molte case sono la componente più grande di tutte.
La temperatura di accumulo e il punto in cui non si scende
Se l’impianto ha un serbatoio, la temperatura a cui l’acqua viene mantenuta determina due effetti opposti. Più è alta, più il serbatoio disperde verso l’ambiente ventiquattro ore al giorno; più è bassa, minori sono le perdite ma minore è anche la riserva disponibile.
Esiste però un vincolo che non è di natura energetica e che va rispettato prima di ogni considerazione di consumo. L’acqua accumulata a temperature tiepide per lunghi periodi favorisce la proliferazione batterica, e la prevenzione del rischio legionellosi richiede che l’accumulo sia mantenuto a una temperatura adeguata, con cicli periodici di innalzamento nei sistemi che li prevedono.
Le indicazioni tecniche in materia sono definite da linee guida sanitarie e dalle norme di settore, e vanno seguite anche quando comportano un consumo maggiore: è uno dei casi in cui il risparmio non è la variabile principale. L’ottimizzazione riguarda quindi tutto il resto, cioè le perdite del serbatoio, quelle della distribuzione e il volume prelevato.
L’intervento coerente su questo punto è l’isolamento del serbatoio e delle prime tubazioni in uscita. Riduce le perdite senza abbassare la temperatura, quindi agisce sul consumo lasciando intatto il requisito igienico.
Il ricircolo continuo è la perdita più silenziosa
Negli impianti con distribuzione lunga esiste spesso una pompa di ricircolo che mantiene l’acqua calda in movimento nelle tubazioni, in modo che al rubinetto arrivi calda subito. È un servizio comodo e ha un costo che non compare da nessuna parte.
Il costo è doppio. C’è l’elettricità assorbita dalla pompa, modesta ma continua. E c’è il calore ceduto dalle tubazioni all’ambiente per tutte le ore in cui il circuito resta caldo, che è la componente maggiore e che in un impianto non isolato può essere considerevole.
L’intervento più efficace non è spegnere il ricircolo, che riporterebbe attese lunghe al rubinetto, ma programmarlo. Un temporizzatore che lo attiva solo nelle fasce in cui l’acqua calda viene effettivamente usata, tipicamente al mattino e alla sera, elimina le ore di funzionamento inutile mantenendo il beneficio quando serve.
Nei sistemi più recenti esistono comandi che attivano il ricircolo su richiesta, con un pulsante o con un sensore di presenza. Il principio è lo stesso: far circolare acqua calda solo quando qualcuno sta per usarla, invece che in permanenza.
Coibentazione delle tubazioni e del serbatoio

Le tubazioni che portano acqua calda attraverso locali non riscaldati, cantine, cavedi o intercapedini cedono calore lungo tutto il percorso. È una perdita che si ripete a ogni prelievo e che continua anche dopo, mentre l’acqua rimasta nel tubo si raffredda.
Il rivestimento isolante per tubazioni si trova in commercio in guaine preformate, si taglia a misura e si applica senza attrezzi particolari. La priorità va data ai tratti in ambienti freddi, al circuito di ricircolo se presente, e al collegamento tra generatore e serbatoio, che è breve e molto caldo.
Il serbatoio ha in genere un isolamento di fabbrica, che però invecchia e che nei modelli più datati è sottile. Un rivestimento aggiuntivo riduce la dispersione, con l’accortezza di non coprire i comandi, le aperture di servizio e gli eventuali dispositivi di sicurezza.
Un dettaglio spesso trascurato riguarda i tubi dell’acqua fredda che corrono affiancati a quelli caldi. Isolare entrambi evita lo scambio di calore tra le due linee, che riscalda l’acqua fredda e raffredda quella calda, e che nelle canalizzazioni strette non è trascurabile.
Soffioni e rubinetti: la portata conta più della durata
Il volume prelevato è il prodotto di due fattori: la portata del punto di erogazione e il tempo di apertura. Ridurre il secondo richiede un cambiamento di abitudini, ridurre il primo richiede un intervento che si fa una volta sola.
Un soffione a portata contenuta eroga meno litri al minuto mantenendo una sensazione di getto pieno, perché miscela aria all’acqua e distribuisce il flusso su una superficie maggiore. La sostituzione richiede pochi minuti e non necessita di lavori.
Sui rubinetti l’equivalente è il frangigetto aerato, che si avvita al terminale e produce lo stesso effetto con un costo minimo. Va scelto in base al tipo di utilizzo: in cucina una portata troppo bassa allunga il riempimento delle pentole e annulla il beneficio.
C’è poi il miscelatore. Un rubinetto con leva centrale in posizione intermedia preleva acqua calda anche per usi in cui non serve, come il lavaggio delle mani. I modelli con partenza in acqua fredda evitano questo prelievo involontario, e nei rubinetti esistenti l’accorgimento equivalente è portare la leva a destra dopo l’uso.
Le abitudini che spostano numeri, e quelle che no
Non tutti i comportamenti hanno lo stesso peso, e distinguere quelli efficaci da quelli simbolici evita di attribuire a gesti minori un risparmio arrivato da altro.
Il tempo di doccia è la variabile comportamentale con l’effetto maggiore, perché agisce direttamente sul volume prelevato, che è il fattore dominante dell’intera voce. È anche l’unica su cui una riduzione modesta produce un effetto proporzionale immediato.
La temperatura impostata al miscelatore ha un effetto minore di quanto si creda, perché una temperatura più bassa comporta in genere un prelievo maggiore di acqua calda in proporzione, e l’energia dipende dal prodotto delle due grandezze.
L’attesa iniziale al rubinetto è invece una perdita netta: l’acqua che scorre fredda mentre si aspetta è acqua che è stata scaldata in precedenza e si è raffreddata nel tubo. Si riduce isolando la distribuzione e, dove possibile, avvicinando il punto di produzione a quello di utilizzo.
Sei interventi con costo e beneficio atteso
| Intervento | Impegno richiesto | Su quale grandezza agisce | Effetto atteso |
|---|---|---|---|
| Programmare il ricircolo per fasce | Un temporizzatore, mezz’ora | Perdite di distribuzione | Elevato negli impianti con ricircolo continuo |
| Isolare tubazioni in locali freddi | Guaine e un’ora di lavoro | Perdite di distribuzione | Elevato se i percorsi sono lunghi |
| Isolare o rivestire il serbatoio | Materiale isolante, un’ora | Perdite di accumulo | Medio, costante tutto l’anno |
| Sostituire il soffione | Cinque minuti | Volume prelevato | Medio, proporzionale all’uso della doccia |
| Frangigetto sui rubinetti | Pochi minuti per punto | Volume prelevato | Contenuto ma diffuso |
| Rimuovere il calcare dallo scambiatore | Manutenzione periodica | Rendimento di produzione | Variabile secondo la durezza dell’acqua |
L’ordine della tabella corrisponde all’ordine di intervento consigliabile. Le prime tre righe agiscono sulle perdite, che sono la parte del consumo che non produce alcun servizio; le ultime tre agiscono su volume e rendimento, e richiedono più attenzione al comfort e alla manutenzione.
Il calcare riduce la resa senza segnalarlo
Nelle zone con acqua dura il deposito di calcare si forma sulle superfici di scambio, cioè proprio dove il calore deve passare dal generatore all’acqua. Uno strato sottile riduce la trasmissione e obbliga l’apparecchio a lavorare più a lungo per ottenere la stessa temperatura.
Il fenomeno cresce con la temperatura, quindi è più marcato nei sistemi che lavorano a temperature alte, e non dà alcun segnale evidente: l’acqua calda continua ad arrivare, semplicemente costa di più. Si manifesta al più con tempi di ripristino più lunghi dopo un prelievo consistente.
La manutenzione periodica prevista dal libretto dell’apparecchio comprende la verifica e la pulizia dello scambiatore, ed è l’occasione in cui il problema viene individuato. Dove la durezza è elevata esistono dispositivi di trattamento a monte, la cui utilità va valutata sulla base di un’analisi dell’acqua e non su indicazioni generiche.
Accumulo o istantaneo, con quale profilo di consumo

I due modi di produrre acqua calda hanno logiche opposte e il confronto dipende dal profilo di prelievo dell’abitazione, non da una superiorità intrinseca.
Il sistema istantaneo scalda l’acqua nel momento in cui viene richiesta e non mantiene alcuna riserva, quindi non ha perdite di accumulo. In compenso la portata di acqua calda è limitata dalla potenza dell’apparecchio, e prelievi contemporanei da più punti possono non essere sostenuti.
Il sistema con serbatoio mantiene una riserva pronta, sostiene prelievi contemporanei e consente di produrre in momenti scelti, il che diventa rilevante quando la produzione è abbinata a un impianto fotovoltaico o a una tariffa con fasce orarie. In cambio disperde calore in permanenza, e la dispersione dipende dalla qualità dell’isolamento.
Il criterio pratico di scelta è quindi il profilo dei prelievi: concentrati e contemporanei per più persone, oppure distribuiti e singoli. Un sistema con accumulo ben isolato in una casa con prelievi concentrati lavora bene; lo stesso sistema, mal isolato, in una casa con prelievi ridotti disperde più di quanto eroghi. Il confronto tra le voci ricorrenti dei consumi domestici è ripreso in interventi che riducono spesa e consumi insieme.
Come misurare l’effetto senza un contatore dedicato
Il metodo sfrutta il fatto che la produzione di acqua calda continua d’estate, quando il riscaldamento è spento, e quindi in quel periodo è quasi l’unica voce attiva.
Si prende il consumo dei mesi estivi degli ultimi due anni, si sottrae la parte attribuibile ad altri usi, e si ottiene un riferimento. Si applica poi un intervento per volta e si confronta il consumo del mese successivo con lo stesso mese dell’anno precedente, tenendo conto del numero di persone presenti in casa, che è la variabile che sposta di più il risultato.
Applicare tutti gli interventi insieme rende impossibile capire quale abbia funzionato, e in un intervento sull’acqua calda questa distinzione è utile, perché alcuni degli interventi costano nulla e altri richiedono materiale. Le informazioni sulle condizioni economiche di fornitura, che restano indipendenti dai consumi, sono pubblicate dall’autorità di regolazione. Il modo in cui piccoli gesti ripetuti si accumulano nel bilancio familiare è discusso in come si consolidano le abitudini di risparmio.
Domande frequenti
Conviene abbassare la temperatura del serbatoio per risparmiare?
La riduzione delle perdite esiste, ma sull’acqua accumulata il vincolo prioritario è di natura igienica: temperature tiepide mantenute a lungo favoriscono la proliferazione batterica. La regolazione va tenuta nei valori indicati dalle linee guida sanitarie e dal manuale dell’apparecchio, e il risparmio va cercato sull’isolamento, sul ricircolo e sul volume prelevato, che non comportano lo stesso vincolo.
Il ricircolo si può spegnere del tutto?
Si può, e in impianti con percorsi brevi l’attesa al rubinetto resta accettabile. Con distribuzioni lunghe lo spegnimento completo comporta un’attesa in cui scorre acqua già scaldata, quindi una parte del risparmio viene annullata. La programmazione per fasce è quasi sempre la soluzione con il rapporto migliore tra beneficio e disagio.
Quanto si risparmia sostituendo il soffione?
Dipende dalla portata di partenza, che varia molto tra i modelli, e dalla frequenza di utilizzo della doccia. Il modo per saperlo nel proprio caso è misurare la portata attuale raccogliendo l’acqua in un contenitore graduato per un tempo cronometrato, confrontarla con quella dichiarata del nuovo soffione, e moltiplicare la differenza per i minuti di utilizzo settimanali.
Un impianto solare termico risolve il problema?
Copre una quota del fabbisogno che varia con la stagione, l’esposizione e il dimensionamento, e mantiene un sistema di integrazione per i periodi di produzione insufficiente. Non elimina le perdite di distribuzione e di accumulo, che restano e che vanno affrontate comunque: un impianto solare su una distribuzione non isolata scalda in parte le intercapedini.
Le tariffe con fasce orarie cambiano qualcosa?
Solo per i sistemi elettrici con accumulo, che possono produrre nelle ore a costo inferiore e mantenere la riserva. Con un sistema istantaneo la produzione avviene quando l’acqua viene richiesta, quindi la fascia non è controllabile. La verifica preliminare riguarda il proprio contratto e la struttura delle voci, che va letta prima di programmare qualunque cosa. Il criterio generale di lettura delle utenze è affrontato in uso efficiente delle risorse in ambito domestico.
Il primo intervento da fare non è quello che costa di più, ma quello che elimina il consumo che non produce servizio: un circuito che resta caldo tutta la notte scalda un cavedio, e nessuno se ne accorge finché non si guarda il consumo dei mesi in cui il riscaldamento è spento.
