Stima l’autoconsumo dalla tua curva oraria, non da quella dell’installatore

solar panels on tiled roof

La simulazione consegnata insieme al preventivo contiene una percentuale di autoconsumo e, subito sotto, il risparmio annuo che ne deriva. Il numero è credibile, la grafica è ordinata e nessuno chiede da dove venga.

Viene da un profilo di consumo standard, cioè da una curva media che descrive come una famiglia tipo distribuisce l’elettricità nelle ventiquattro ore. È un dato ragionevole per una stima commerciale e non ha niente a che vedere con la casa di chi legge, dove il forno si accende alle otto di sera e la lavatrice parte il sabato mattina.

La curva vera esiste già: il contatore la registra e il distributore la mette a disposizione. Con quella curva e con un profilo di produzione, il calcolo dell’autoconsumo si fa su un foglio in un pomeriggio, e restituisce un numero che descrive la propria casa invece di una casa media.

Il quadro in breve

  • Il dato di partenza: la propria curva di consumo oraria o quartoraria, scaricabile.
  • Il secondo dato: un profilo di produzione orario per la propria località e per l’impianto ipotizzato.
  • Il calcolo: il minore tra produzione e consumo, ora per ora, sommato sull’anno.
  • Il limite: è una stima, e vale quanto valgono i dati e le ipotesi dichiarate.

La simulazione parte da un profilo medio che non è il tuo

Il consumo elettrico di una famiglia non si distribuisce in modo uniforme. Ha picchi legati agli orari di presenza in casa, alla preparazione dei pasti, all’uso degli apparecchi maggiori, e una base continua dovuta a frigorifero, apparecchiature di rete e dispositivi sempre alimentati.

La produzione fotovoltaica ha una forma opposta e rigida: nulla di notte, crescita nelle prime ore, massimo intorno a mezzogiorno solare, discesa nel pomeriggio. Non si sposta in funzione delle abitudini di chi abita la casa.

L’autoconsumo è la parte in cui le due curve si sovrappongono. Due famiglie con lo stesso consumo annuo e lo stesso impianto possono avere quote di autoconsumo molto diverse, semplicemente perché una passa la giornata fuori casa e l’altra no. Il consumo annuo, che è il dato usato nelle stime rapide, non contiene questa informazione.

Che cos’è la curva di carico oraria, e chi la possiede

La curva di carico è la sequenza dei consumi rilevati dal contatore, con un intervallo che nei contatori di nuova generazione è tipicamente quartorario. Contiene, per ciascun intervallo dell’anno, l’energia prelevata dalla rete.

Il dato è raccolto dall’impresa di distribuzione, che gestisce il contatore, ed è reso disponibile secondo modalità definite dalla regolazione di settore. L’accesso avviene attraverso i canali messi a disposizione dal distributore o dal venditore con cui si ha il contratto. Le regole generali sui servizi di misura e sulla messa a disposizione dei dati sono pubblicate dall’autorità di regolazione.

Il livello di dettaglio effettivamente disponibile può variare in funzione del tipo di contatore installato e delle configurazioni attive. In alcune situazioni si ottengono i dati quartorari di un intero anno; in altre solo aggregazioni giornaliere o per fascia. Ognuno di questi livelli consente comunque una stima migliore di quella basata sul solo consumo annuo, con un margine di errore diverso.

Come scaricare i propri dati di consumo

Contatore elettrico con display digitale acceso montato dentro un armadietto
277volts / BY-SA 4.0

La procedura cambia secondo l’operatore, ma la sequenza logica è la stessa e si completa in genere in pochi giorni.

Serve innanzitutto il codice identificativo del punto di prelievo, che si trova in bolletta. Con quello si accede all’area riservata del distributore competente per la propria zona, che non coincide necessariamente con il venditore, e si richiedono i dati di misura per il periodo desiderato.

Il formato restituito è in genere tabellare e si apre con un foglio di calcolo. Prima di usarlo vanno fatte tre verifiche: che le date coprano un anno intero, che non ci siano intervalli mancanti, e che i valori siano espressi in un’unica unità di misura per tutto il file.

Quando l’anno completo non è disponibile, si lavora sui mesi che ci sono e si dichiara il limite. Quattro mesi ben distribuiti tra stagioni diverse producono una stima utilizzabile; un solo mese estivo produce un numero che non si può estendere all’anno.

La curva di produzione di un impianto, ora per ora

Il secondo ingrediente è il profilo orario di produzione dell’impianto ipotizzato. Non serve un impianto esistente: serve una stima costruita sulle caratteristiche del progetto.

Esistono strumenti di calcolo pubblici che restituiscono la produzione oraria stimata a partire dalla posizione geografica, dall’inclinazione, dall’orientamento, dalla potenza installata e dalle perdite di sistema. Sono gli stessi strumenti usati per verificare la producibilità annua, con l’opzione di scaricare il dettaglio orario anziché il totale.

I parametri da impostare con cura sono quattro. L’orientamento, perché una falda a sud concentra la produzione a mezzogiorno mentre una esposizione a est e ovest la distribuisce sulle estremità della giornata. L’inclinazione, che cambia la distribuzione stagionale. Le perdite di sistema, che vanno dichiarate e non lasciate al valore predefinito senza rifletterci. E l’eventuale ombreggiamento, che gli strumenti generali non conoscono e che va considerato a parte.

Il file ottenuto ha la stessa struttura di quello dei consumi: una riga per intervallo, un valore di energia. È questa corrispondenza che rende possibile il passaggio successivo.

Come si calcola la quota di autoconsumo fotovoltaico

La quota di autoconsumo fotovoltaico si calcola confrontando, per ogni intervallo di tempo, l’energia prodotta e quella consumata, e prendendo il minore dei due valori.

Il ragionamento è fisico prima che aritmetico. In un dato quarto d’ora l’energia prodotta può essere usata in casa solo fino a concorrenza di quella richiesta in quel momento: il resto viene immesso in rete. Viceversa, se il consumo supera la produzione, la differenza viene prelevata dalla rete.

Sommando i minimi di tutti gli intervalli dell’anno si ottiene l’energia autoconsumata. Rapportandola alla produzione totale si ricava la quota di autoconsumo; rapportandola al consumo totale si ricava la quota di fabbisogno coperta. Sono due percentuali diverse che rispondono a due domande diverse, e confonderle è l’errore più frequente in questo calcolo.

La precisione dipende dalla finezza dell’intervallo. Con dati orari il risultato tende a sovrastimare leggermente l’autoconsumo, perché all’interno di un’ora produzione e consumo possono non essere contemporanei. È un’approssimazione accettabile e va dichiarata.

Il procedimento sul foglio di calcolo in dieci passaggi

  1. Scarica i dati di misura del punto di prelievo per un anno intero e verifica che non manchino intervalli.
  2. Ordina il file per data e ora crescenti, in una sola colonna di tempo e una di energia consumata.
  3. Genera il profilo orario di produzione con uno strumento pubblico, usando i parametri del progetto.
  4. Porta i due file sulla stessa base temporale: se i consumi sono quartorari e la produzione oraria, aggrega i consumi per ora.
  5. Affianca le due colonne verificando che le righe corrispondano allo stesso intervallo, senza sfasamenti di fuso o di ora legale.
  6. Crea una terza colonna con il minore tra produzione e consumo di ciascuna riga.
  7. Somma la colonna e ottieni l’energia autoconsumata su base annua.
  8. Calcola le due percentuali: sull’energia prodotta e sul fabbisogno complessivo.
  9. Ripeti il conto separando i mesi, per osservare la variazione stagionale.
  10. Ripeti il conto su una potenza installata diversa, per vedere come la quota cambia con la dimensione dell’impianto.

Il quinto passaggio è quello in cui si commettono più errori. Uno sfasamento di un’ora tra i due file, dovuto a un fuso diverso o al cambio dell’ora legale, sposta il risultato in modo sensibile perché disallinea proprio le ore centrali della giornata.

Il decimo passaggio è quello che produce l’informazione più utile: aumentando la potenza, l’energia prodotta cresce in proporzione ma la quota autoconsumata scende, perché il consumo diurno resta lo stesso. È un effetto che le simulazioni commerciali tendono a non mostrare.

I giorni tipo che spostano il risultato

La tabella mostra come la stessa produzione incontri profili di consumo molto diversi, e perché il risultato annuo dipenda da quanto pesa ciascun tipo di giornata nella propria vita.

Tipo di giornata Profilo di consumo Sovrapposizione con la produzione Effetto sulla quota
Feriale con casa vuota Base continua di giorno, picco serale Limitata alle ore centrali, su valori bassi Quota ridotta
Feriale con presenza in casa Consumi distribuiti nell’arco della giornata Ampia nelle ore centrali Quota elevata
Festivo Picchi a metà mattina e a pranzo Buona nelle ore di massima produzione Quota elevata
Giornata invernale nuvolosa Consumi alti, anche di giorno Produzione bassa, tutta autoconsumata Quota sulla produzione alta, copertura bassa
Giornata estiva con casa vuota Base bassa, nessun picco diurno Produzione elevata, consumo minimo Quota molto ridotta

L’ultima riga contiene il caso che più spesso viene sottovalutato. Nei mesi di massima produzione, chi è assente durante il giorno immette in rete la maggior parte dell’energia generata, e il beneficio economico segue regole diverse da quelle dell’autoconsumo.

Che cosa cambia tra feriale e festivo, tra estate e inverno

Separare il calcolo per tipo di giornata e per stagione produce due informazioni che il totale annuo nasconde.

La prima riguarda la settimana. Se la differenza tra giorni feriali e festivi è ampia, esiste un margine di intervento sulle abitudini: spostare al fine settimana o alle ore centrali alcuni carichi programmabili aumenta l’energia autoconsumata senza toccare nulla dell’impianto.

La seconda riguarda l’anno. Il rapporto tra produzione e fabbisogno si inverte tra le stagioni: d’estate si produce molto più di quanto si consuma nelle ore di sole, d’inverno la produzione copre una frazione ridotta di una domanda più alta. Un impianto dimensionato sul consumo annuo non risolve questo squilibrio, perché il problema non è la quantità totale ma la sua distribuzione nel tempo.

L’accumulo elettrico e l’effetto sulla quota

Un sistema di accumulo sposta nel tempo l’energia prodotta e non consumata, rendendola disponibile nelle ore serali. Nel foglio di calcolo si simula con una colonna aggiuntiva che tiene traccia del livello di carica.

La logica è semplice: quando la produzione supera il consumo, l’eccedenza carica l’accumulo fino alla sua capacità; quando il consumo supera la produzione, l’accumulo si scarica fino a esaurimento. Vanno dichiarati due parametri: la capacità utile, che è inferiore a quella nominale, e il rendimento del ciclo di carica e scarica, che comporta una perdita.

Il risultato di questa simulazione è la quota di autoconsumo con accumulo, che va confrontata con quella senza. La differenza tra le due, moltiplicata per il valore dell’energia, è il beneficio annuo dell’accumulo, da mettere accanto al suo costo e alla sua vita utile attesa per valutare il tempo di rientro con lo stesso metodo usato per altri interventi domestici.

Il calcolo mostra anche un effetto di saturazione: oltre una certa capacità, l’accumulo resta parzialmente inutilizzato perché l’eccedenza giornaliera non basta a riempirlo. Il punto in cui questo accade dipende dalla propria curva, e non da una regola generale.

Spostare i carichi vale più di aggiungere pannelli

Il foglio permette una verifica che nessuna simulazione commerciale propone: quanto cambierebbe la quota se alcuni consumi si spostassero nelle ore centrali.

La prova si fa duplicando la colonna dei consumi e trasferendo l’energia di un ciclo di lavaggio dalla sera al primo pomeriggio, poi ricalcolando. Il confronto tra le due quote misura il beneficio di una modifica delle abitudini, senza alcun costo.

I carichi effettivamente spostabili sono pochi ma pesanti: lavatrice, lavastoviglie, produzione di acqua calda con pompa di calore, eventuale ricarica di veicoli. Quelli non spostabili, come illuminazione e cottura serale, restano dove sono.

Il confronto tra questa prova e quella dell’aumento di potenza è l’esercizio più istruttivo dell’intero procedimento, perché mette a confronto un intervento gratuito e uno costoso sulla stessa grandezza. Il criterio con cui si valutano interventi di questo tipo è ripreso in come si misura il beneficio di un intervento sull’energia.

Il valore dell’energia autoconsumata e di quella immessa

Le due quote hanno valore economico diverso, e questa differenza è la ragione per cui la quota di autoconsumo conta più della produzione totale.

L’energia autoconsumata evita un prelievo dalla rete, quindi il suo valore corrisponde al prezzo effettivo pagato in bolletta, comprensivo di tutte le componenti applicate al prelievo. L’energia immessa segue invece i meccanismi di valorizzazione previsti dalla regolazione vigente, con condizioni definite da provvedimenti pubblici.

Nel foglio di calcolo le due quantità vanno quindi tenute su colonne separate e valorizzate con criteri diversi. Sommarle e applicare un unico prezzo produce una stima che non descrive nessuno dei due meccanismi.

Vanno considerate anche le misure di agevolazione fiscale eventualmente applicabili agli interventi di questo tipo, la cui esistenza, aliquota e requisiti sono definiti dalla normativa e aggiornati nel tempo: la documentazione va verificata sulla fonte pubblicata dall’Agenzia delle Entrate nell’anno in cui si effettua la spesa. Anche qui una detrazione riconosciuta in quote annuali va distribuita sugli anni previsti e non sottratta in blocco al costo iniziale.

Gli errori che gonfiano la stima

Il primo è usare il consumo annuo invece della curva. Produce sistematicamente una quota di autoconsumo più alta di quella reale, perché ignora la distribuzione oraria che è esattamente il fenomeno da misurare.

Il secondo è il disallineamento temporale tra i due file, che sposta il risultato in modo non intuitivo e difficile da individuare a posteriori.

Il terzo è trascurare l’ombreggiamento. Un camino, un albero o un edificio vicino riducono la produzione in ore specifiche della giornata, e la riduzione non è proporzionale alla superficie ombreggiata.

Il quarto è usare la produzione lorda al posto di quella disponibile in uscita dall’impianto, senza considerare le perdite dei componenti.

Il quinto è confondere le due percentuali. La quota sulla produzione e la copertura del fabbisogno si muovono in direzioni opposte quando cambia la potenza installata, e presentarne una al posto dell’altra cambia completamente la lettura del risultato. Il metodo generale per verificare le voci di spesa energetica di casa è descritto in come si tiene il conto dei consumi domestici.

Domande frequenti

Serve per forza un anno intero di dati?

Un anno intero è la condizione migliore perché contiene tutte le stagioni. In sua assenza, quattro mesi distribuiti tra periodi diversi consentono una stima utilizzabile, purché il limite venga dichiarato. Un solo mese, di qualunque stagione, non permette di estendere il risultato all’anno.

Se il contatore non fornisce dati orari, il metodo è inutilizzabile?

No, cambia la precisione. Con dati giornalieri o per fascia si può comunque costruire una stima, integrando con un profilo tipico di distribuzione oraria e dichiarando l’ipotesi. Il risultato è meno preciso di quello ottenuto con la curva reale, ma resta più aderente della stima basata sul solo consumo annuo.

Un impianto più grande aumenta sempre il beneficio?

Aumenta l’energia prodotta e riduce la quota autoconsumata, perché il consumo nelle ore di sole non cresce con la potenza installata. L’effetto complessivo dipende da come vengono valorizzate le due quote e va calcolato ripetendo il conto su più potenze, come previsto nell’ultimo passaggio del procedimento.

Come si tiene conto della perdita di efficienza dei moduli nel tempo?

Applicando un coefficiente di riduzione annuo alla produzione stimata, dichiarato nel foglio come ipotesi esplicita. I produttori indicano nelle garanzie di prestazione quale percentuale della potenza iniziale è assicurata dopo un certo numero di anni, e quello è il riferimento da usare per l’ipotesi.

Questo calcolo sostituisce il preventivo di un installatore?

No. Serve a leggere il preventivo con una propria stima indipendente e a formulare domande precise sulle ipotesi usate nella simulazione ricevuta. Il dimensionamento, la verifica strutturale e gli aspetti impiantistici restano compito di chi ha le competenze tecniche per assumersene la responsabilità.

Un pomeriggio di lavoro su due colonne restituisce una percentuale che descrive la propria casa. Non rende il preventivo superfluo, ma cambia la conversazione: si smette di discutere del risparmio dichiarato e si comincia a discutere delle ipotesi da cui è stato ricavato. Il quadro dei benefici economici di questi impianti nel lungo periodo è ripreso in che cosa rende un intervento energetico sostenibile nel tempo.