Quale conto svuotare per primo

Barattoli di vetro riempiti con monete in quantità diverse allineati su una mensola

Chi ha lavorato per anni a costruire un capitale arriva al momento dell’uscita con un problema che non aveva mai affrontato: il denaro c’è, ma è distribuito su contenitori diversi, e per pagare le spese del mese bisogna decidere da quale prendere.

Sembra una decisione minore e non lo è. Contenitori diversi hanno regole fiscali diverse, tempi di liquidazione diversi e vincoli diversi. Prelevare dal posto sbagliato per dieci anni consecutivi produce un risultato distante da quello che si otterrebbe con una sequenza pensata, a parità di tutto il resto.

Il problema è che la decisione arriva ogni mese, in fretta, mentre si guarda il saldo del conto. Le decisioni prese in quel modo seguono la comodità. L’unico modo per evitarlo è scrivere la regola prima, quando non serve, e limitarsi ad applicarla quando servirà.

Il quadro in breve

  • Che cosa si decide: da quale contenitore prelevare, in quale ordine e in quale misura.
  • Le tre variabili: disponibilità, effetto fiscale, funzione del contenitore nel piano.
  • La regola generale: la liquidità protegge dalla sequenza dei mercati, non è la prima fonte da esaurire.
  • Quando si scrive: prima dell’uscita, e si rivede una volta all’anno.

Il capitale è pronto, la sequenza no

La fase di accumulo ha una domanda sola: quanto si riesce ad accantonare. La fase di prelievo ne ha tre, e sono di natura diversa: quanto si preleva, da dove, e con quale ordine nel tempo.

Le tre domande interagiscono. Prelevare da un contenitore invece che da un altro cambia l’imposta dovuta nell’anno, modifica la composizione di quel che resta e determina quali strumenti si trovano esposti alle oscillazioni negli anni successivi.

C’è poi un aspetto che riguarda i primi anni. Un capitale da cui si preleva regolarmente è vulnerabile a una fase sfavorevole iniziale, perché ogni prelievo effettuato su valori bassi sottrae quote che non partecipano al recupero successivo. La sequenza di prelievo è uno degli strumenti con cui si gestisce questa vulnerabilità.

I contenitori tipici, e che cosa li distingue

Prima di stabilire un ordine bisogna elencare i contenitori esistenti e descriverli con gli stessi tre attributi, altrimenti il confronto non è possibile.

Il primo attributo è la disponibilità: quanto tempo passa tra la decisione di prelevare e l’accredito, e se esistono condizioni che la limitano. Il secondo è l’effetto fiscale del prelievo, che dipende dalla natura dello strumento e dal regime applicabile. Il terzo è la funzione nel piano, cioè se il contenitore serve a coprire le spese dei prossimi mesi, quelle dei prossimi anni o quelle del lungo periodo.

I contenitori ricorrenti sono quattro. La liquidità su conti e depositi, immediatamente disponibile. Gli strumenti finanziari detenuti in un rapporto ordinario, disponibili con i tempi di liquidazione del mercato. Gli strumenti con vincoli di durata o condizioni di uscita. E le posizioni previdenziali, accessibili secondo le regole descritte dalla normativa di settore.

La descrizione va scritta una volta, su un foglio, con una riga per contenitore. È il documento su cui poi si costruisce la regola, e la sua compilazione rivela già alcune cose che si erano date per scontate.

Le tre variabili che decidono l’ordine

La prima variabile è la funzione. Il contenitore che copre le spese dei prossimi mesi non può essere lo stesso che serve al lungo periodo, perché i due obiettivi richiedono composizioni diverse. Questo è il vincolo principale e viene prima di ogni ottimizzazione fiscale.

La seconda è l’effetto fiscale del prelievo nell’anno. Prelievi da contenitori diversi generano conseguenze diverse, e in alcuni casi la scelta di quale strumento realizzare all’interno dello stesso contenitore incide più della scelta del contenitore stesso.

La terza è la rigidità. Alcune scelte sono reversibili, altre no: una posizione previdenziale riscattata non si ricostituisce, un vincolo interrotto anticipatamente può avere un costo. A parità di effetto, si preferisce la scelta reversibile.

Le tre variabili non hanno lo stesso peso. La funzione domina, la rigidità viene subito dopo, l’effetto fiscale interviene per scegliere tra alternative equivalenti sulle prime due. Invertire questa gerarchia è l’errore più comune, ed è quello che porta a costruire piani efficienti sul piano dell’imposta e fragili su quello della cassa.

La liquidità serve prima come cuscinetto, poi come fonte

Gradini di una scala in legno che salgono verso una parete chiara illuminata
Basile Morin / BY-SA 4.0

La tentazione naturale è esaurire per prima la liquidità, perché è disponibile e prelevarne non comporta alcuna decisione. È anche l’uso che ne annulla la funzione principale.

La liquidità nel piano di prelievo ha un compito preciso: coprire le spese di un certo numero di mesi o di anni senza dover realizzare strumenti finanziari in un momento sfavorevole. Se viene consumata per prima, quel compito resta scoperto proprio negli anni in cui è più utile.

L’impostazione che tiene conto di questa funzione prevede una riserva dimensionata in anni di spesa, che si ricostituisce nei periodi favorevoli e si consuma in quelli sfavorevoli. La sua entità dipende dalla capacità di sopportare una fase negativa prolungata e dalla presenza di altre entrate.

Vanno considerati due costi di questa impostazione: la liquidità ferma perde potere d’acquisto nel tempo, e su di essa gravano le imposte e i costi applicabili ai rapporti. Sono costi reali, e la dimensione della riserva è il punto in cui si bilanciano contro la protezione che offre.

Gli strumenti a tassazione immediata e quelli differiti

La distinzione utile non è tra strumenti tassati e non tassati, che non esistono, ma tra quelli su cui l’imposta matura con la percezione dei proventi e quelli su cui matura al momento del realizzo.

Nel primo caso l’imposta si paga man mano, indipendentemente dal fatto che si prelevi o meno, e il flusso che ne deriva può essere usato per le spese senza generare ulteriori effetti. Nel secondo l’imposta si materializza quando si vende, ed è quindi la decisione di prelievo a determinarla.

Ne discende una conseguenza operativa: i proventi che arrivano comunque vanno usati per primi, perché sono già stati assoggettati e non richiedono alcuna scelta. Solo dopo si passa alle vendite, che sono la parte discrezionale.

Il regime applicabile ai redditi di natura finanziaria e le sue modalità dipendono dallo strumento, dal rapporto e dal regime scelto: le regole vanno verificate sulla documentazione pubblicata dall’Agenzia delle Entrate e, nei casi non elementari, con un professionista abilitato.

Gli strumenti vincolati fino a un’età o a un evento

Le posizioni previdenziali complementari hanno regole di accesso legate ai requisiti pensionistici, con la previsione di casi di anticipazione e di riscatto disciplinati dalla normativa di settore.

Per chi esce dal lavoro prima dell’età pensionabile questi contenitori coprono, in linea di massima, la parte finale del percorso e non quella iniziale. Trattarli come una fonte disponibile nei primi anni significa costruire il piano su condizioni che vanno verificate caso per caso.

La posizione contributiva pubblica segue una logica ancora diversa: non è un capitale prelevabile, ma un diritto che matura al raggiungimento dei requisiti. Il suo effetto sul piano non è una fonte da cui attingere, ma la data in cui una parte della spesa smetterà di gravare sul capitale. L’estratto conto e le informazioni sulla propria posizione sono disponibili presso l’istituto di previdenza.

Le minusvalenze e la finestra in cui si compensano

Nel corso della fase di prelievo capita di realizzare risultati negativi su alcune posizioni. La disciplina fiscale italiana prevede la possibilità di compensare determinate componenti negative con componenti positive di natura corrispondente, entro limiti temporali definiti.

Il punto che interessa la costruzione della regola è che questa possibilità ha una scadenza. Una componente negativa non utilizzata entro il periodo previsto si perde, e la scelta di quali posizioni realizzare in un dato anno può determinare se venga utilizzata o meno.

Da qui una verifica da inserire nella revisione annuale: controllare la situazione delle componenti compensabili e la loro scadenza, prima di decidere quali strumenti realizzare per il prelievo dell’anno successivo. È un controllo di pochi minuti che si fa sul riepilogo fornito dall’intermediario.

Le regole applicabili dipendono dalla natura degli strumenti e dal regime adottato, e non sono uniformi: la verifica va fatta sul proprio caso e non su una regola generale riportata altrove.

Come si costruisce un ordine di prelievo scritto

Quaderno aperto con pagine bianche e una penna appoggiata su una scrivania

Il documento che serve è breve: una pagina, con l’elenco dei contenitori, la sequenza, le condizioni che la modificano e la data della prossima revisione.

  1. Elenca i contenitori con disponibilità, effetto fiscale del prelievo e funzione nel piano.
  2. Stabilisci la spesa annua netta da coprire e sottrai le eventuali entrate ricorrenti.
  3. Dimensiona la riserva di liquidità in anni di spesa, e scrivi il numero scelto.
  4. Individua i proventi che arrivano comunque e assegnali come prima fonte.
  5. Definisci la sequenza dei contenitori da cui prelevare, dal primo all’ultimo.
  6. Scrivi le condizioni che modificano la sequenza, per esempio una fase di mercato sfavorevole.
  7. Stabilisci la regola di ricostituzione della riserva quando le condizioni migliorano.
  8. Fissa la data della revisione annuale e i tre controlli da fare in quella sede.

Il sesto passaggio è quello che dà valore all’intero documento. Una regola che non prevede eccezioni verrà abbandonata alla prima situazione anomala; una che le prevede e le descrive resta applicabile perché l’eccezione è già dentro il piano.

Tre sequenze possibili sullo stesso patrimonio

La tabella confronta tre impostazioni applicate alla stessa situazione, con il criterio che ciascuna privilegia e il suo punto debole. Nessuna è corretta in assoluto: la scelta dipende dal peso relativo delle tre variabili nel proprio caso.

Sequenza Criterio che privilegia Punto di forza Punto debole
Liquidità, poi strumenti ordinari, poi vincolati Semplicità e disponibilità Nessuna decisione da prendere ogni mese Consuma il cuscinetto proprio quando serve
Proventi ricorrenti, poi riserva solo nelle fasi negative Protezione dalla sequenza dei mercati Evita di vendere su valori bassi Richiede una revisione periodica e disciplina
Ordine costruito sull’effetto fiscale dell’anno Carico fiscale complessivo Sfrutta compensazioni e soglie Può entrare in conflitto con la funzione dei contenitori

Nella pratica le impostazioni più solide combinano la seconda e la terza: si stabilisce la sequenza sulla funzione dei contenitori e si usa l’effetto fiscale per scegliere che cosa realizzare all’interno di ciascuno.

Che cosa cambia con l’arrivo della pensione pubblica

Il momento in cui comincia a essere percepita una prestazione previdenziale è uno spartiacque, perché una parte della spesa smette di gravare sul capitale.

Tre elementi cambiano insieme. Il prelievo necessario si riduce, e con esso la pressione sul capitale residuo. Il reddito complessivo dell’anno si modifica, con effetti sull’imposizione. E la funzione della riserva di liquidità cambia, perché esiste ora un flusso ricorrente che copre una parte delle spese fisse.

La conseguenza è che la regola scritta prima dell’uscita non può restare valida oltre quella data: va riscritta in prossimità di quel passaggio, con gli importi effettivi e non con le stime formulate anni prima.

Lo stesso vale per l’eventuale prestazione della previdenza complementare, che a seconda della forma scelta produce un capitale o una rendita, con effetti diversi sulla sequenza degli anni successivi. Il rapporto tra i due contenitori è affrontato in come si organizza un’uscita anticipata nel contesto italiano.

La regola va scritta prima, non nel mese in cui serve

Il motivo per cui il documento va redatto in anticipo non è organizzativo: è che le decisioni prese sotto pressione seguono criteri diversi da quelle prese a mente fredda.

Nel mese in cui il saldo del conto è basso e i mercati sono in discesa, la scelta istintiva è vendere ciò che ha perso meno, che spesso è proprio la parte destinata a stabilizzare il portafoglio. Una regola scritta in un momento neutro dice che cosa fare in quella situazione, e il suo valore sta interamente nell’essere stata scritta prima.

Il documento va conservato dove sarà trovato, e conviene che sia noto anche a chi condivide le decisioni economiche della famiglia. Una regola che esiste solo nella testa di una persona non è una regola del piano.

Va precisato che quanto descritto è un metodo di organizzazione delle decisioni e non contiene raccomandazioni su strumenti, prodotti o allocazioni specifiche, né previsioni di rendimento. La costruzione di un piano di prelievo dipende dalla situazione personale, fiscale e familiare e va affrontata, dove necessario, con un professionista abilitato.

Gli errori che si ripetono nella fase di decumulo

Il primo è non avere alcuna regola, e decidere ogni volta guardando il saldo. Produce una sequenza che non è stata scelta e che nessuno può ricostruire a posteriori.

Il secondo è esaurire la liquidità per prima, annullando la funzione protettiva della riserva proprio negli anni iniziali, che sono quelli in cui pesa di più.

Il terzo è ottimizzare l’imposta ignorando la funzione dei contenitori, con il risultato di trovarsi a vendere in un momento sfavorevole per rispettare un criterio fiscale.

Il quarto è non ricostituire la riserva dopo averla usata. La regola di ricostituzione è la parte che viene omessa più spesso, e senza di essa il cuscinetto funziona una volta sola.

Il quinto è non rivedere il documento. Spesa, entrate, composizione e normativa cambiano; una regola scritta cinque anni prima e mai aggiornata descrive una situazione che non esiste più. Il criterio con cui si mantiene coerente la composizione di quel che resta è ripreso in come si tiene in ordine un insieme di posizioni nel tempo.

Domande frequenti

Quanti anni di spesa conviene tenere in liquidità?

Non esiste un numero valido per tutti, perché dipende dalla presenza di altre entrate, dalla flessibilità delle proprie spese e dalla capacità di sopportare una fase negativa senza modificare il piano. Il criterio praticabile è scegliere un numero, scriverlo insieme al motivo per cui è stato scelto e verificarlo alla revisione annuale, invece di adottare una cifra letta altrove.

Conviene prelevare una cifra fissa ogni mese o annualmente?

Il prelievo annuale riduce il numero di operazioni e le occasioni di decidere sotto pressione, ma concentra il realizzo in un solo momento. Una soluzione intermedia consiste nel prelevare una volta l’anno l’importo necessario e trasferirlo su un conto da cui si attinge mensilmente, separando così la decisione di realizzo dalla gestione delle spese correnti.

Che cosa si fa nei primi anni se i mercati vanno male?

È esattamente la situazione per cui la riserva di liquidità esiste: si attinge da lì e si sospendono i realizzi, fino a quando le condizioni consentono di ricostituirla. Se la fase si prolunga oltre la copertura della riserva, restano due leve da definire in anticipo nel documento: la riduzione temporanea della spesa discrezionale e il rinvio di eventuali uscite programmate.

La regola va rivista anche se non cambia nulla?

Sì, una volta all’anno, perché il tempo stesso è un cambiamento: gli anni residui si riducono, la distanza dalla prestazione previdenziale si accorcia e la composizione del capitale si è mossa. La revisione richiede meno di un’ora e comprende tre controlli: dimensione della riserva, componenti compensabili in scadenza, coerenza tra sequenza scritta e situazione effettiva.

Che cosa succede se le spese di un anno sono molto superiori al previsto?

Il documento dovrebbe prevedere questa eventualità come eccezione descritta, indicando da dove attingere e con quale ordine per un prelievo straordinario. Senza quella previsione la scelta viene fatta nel momento peggiore, e la spesa straordinaria è proprio la circostanza in cui una regola scritta produce il beneficio maggiore.

Una pagina scritta con calma sostituisce dodici decisioni prese in fretta. Non garantisce alcun risultato e non riduce le oscillazioni del capitale: rende soltanto le scelte tracciabili e coerenti tra loro, che è quanto si può ottenere in una fase in cui gli errori non sono più recuperabili con altri anni di lavoro. La struttura degli strumenti a reddito periodico che spesso alimentano questa fase è descritta in come funzionano le obbligazioni con finalità ambientali.